Ungheria, Magyar premier: tensione con Mosca e accuse interne

Il nuovo leader attacca l’ex governo e prende le distanze da Putin e Trump

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Dopo la vittoria elettorale, Peter Magyar alza il livello dello scontro: accuse all’ex ministro Szijjarto e gelo con Mosca. Bruxelles esulta, mentre il nuovo premier rivendica una linea autonoma

Si alza la tensione politica in Ungheria all’indomani della netta vittoria elettorale di Peter Magyar, che con una maggioranza dei due terzi ha messo fine all’era di Viktor Orbán. Il nuovo premier in pectore non perde tempo e imprime subito una linea netta, sia sul piano interno sia su quello internazionale.

Linea dura su Russia e Stati Uniti

Durante la sua prima conferenza stampa a Budapest, Peter Magyar ha chiarito che non cercherà un contatto diretto né con Vladimir Putin né con Donald Trump. Una scelta simbolica che segna discontinuità rispetto alla politica estera del governo uscente.

Magyar ha però precisato che risponderebbe a una eventuale chiamata del Cremlino, cogliendo l’occasione per chiedere al presidente russo di fermare la guerra in Ucraina. Parole che hanno immediatamente provocato la reazione di Mosca. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che l’Ungheria è ora considerata un “Paese non amico”.

Scontro interno e accuse gravi

Sul fronte interno, il clima è altrettanto incandescente. Magyar ha accusato apertamente l’ex ministro degli Esteri Péter Szijjártó di stare distruggendo documenti relativi alle sanzioni dell’Unione europea contro la Russia. Una denuncia pesante, che il nuovo leader ha collegato a pratiche opache ereditate dal precedente esecutivo.

Il premier in pectore ha promesso che il suo governo farà piena luce su questi dossier, rendendo pubblici tutti i documenti disponibili compatibilmente con le norme di riservatezza. Ha inoltre parlato della necessità di ristabilire lo stato di diritto e avviare una vasta azione anti-corruzione.

Europa esulta, ma Budapest rivendica autonomia

Se da Bruxelles arrivano segnali di entusiasmo, con Ursula von der Leyen che definisce il voto un passaggio storico, Magyar rivendica una posizione indipendente. “La nostra storia non si scrive a Bruxelles o a Washington”, ha dichiarato, sottolineando la volontà di difendere la sovranità nazionale pur restando nel perimetro europeo.

Equilibri in movimento

La nuova leadership ungherese potrebbe ridisegnare gli equilibri nell’Europa centrale e nei rapporti con la Russia. Resta ora da capire come si tradurranno in azione concreta le promesse di cambiamento e quanto profonde saranno le riforme annunciate.