Romania, cade Bolojan: la crisi ora pesa su Bruxelles

La sfiducia unisce Psd e Aur, l’Ue teme deficit e fondi bloccati

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Il governo europeista di Ilie Bolojan è stato sfiduciato con 281 voti. Ora Bucarest deve evitare instabilità, perdere fondi Ue e aprire spazio all’estrema destra

La crisi romena torna a scuotere Bruxelles. Il Parlamento di Bucarest ha approvato la mozione di sfiducia contro il governo liberale ed europeista guidato da Ilie Bolojan, aprendo una nuova fase d’incertezza politica in un Paese già segnato dall’annullamento delle presidenziali del 2024 e da una fragile maggioranza filo-occidentale. La mozione, sostenuta dai socialdemocratici del Psd e dall’estrema destra di Aur, è passata con 281 voti, oltre la soglia necessaria in un Parlamento di 464 seggi.

Una maggioranza saltata sull’austerità

La caduta del governo arriva dopo settimane di tensioni sulle misure di rigore varate per contenere il deficit pubblico, tra i più alti dell’Unione europea. Il Psd aveva già lasciato la coalizione, accusando l’esecutivo di imporre sacrifici senza una vera correzione strutturale. Bolojan, leader del Partito nazionale liberale, ha invece difeso la linea dell’austerità come passaggio necessario per rassicurare mercati e partner europei.

Il punto politico più delicato è l’intesa parlamentare fra Psd e Aur. Il partito guidato da George Simion è oggi la principale forza della destra nazionalista romena e viene dato in forte crescita nei sondaggi. Dopo il voto, Simion ha rivendicato la sfiducia come una vittoria della “voce del popolo”, mentre il presidente Nicu?or Dan ha provato a rassicurare gli alleati, confermando l’orientamento filoccidentale della Romania ed escludendo l’ipotesi di un governo guidato dall’estrema destra.

Il dossier che preoccupa l’Unione europea

Per Bruxelles, la crisi non è soltanto politica. La Romania resta sotto procedura per deficit e deve completare riforme decisive per accedere a circa 10 miliardi di euro di fondi del piano europeo di ripresa entro la scadenza di agosto. Un ritardo potrebbe pesare sul rating del debito sovrano e sulla stabilità finanziaria del Paese. Dopo la sfiducia, anche il leu è finito sotto pressione, segnale della fragilità con cui i mercati guardano alla fase aperta a Bucarest.

La partita riguarda anche gli equilibri europei. La Romania è membro dell’Unione europea e della Nato, confina con l’area più sensibile del fianco orientale e ha avuto un ruolo importante nel sostegno all’Ucraina. Un prolungato vuoto politico rischierebbe di indebolire la capacità del Paese di approvare bilanci, riforme e impegni internazionali in una fase già segnata da tensioni economiche e sicurezza regionale.

Ora Dan cerca un nuovo governo europeista

Il presidente Nicu?or Dan dovrà avviare consultazioni difficili per ricostruire una maggioranza. Lo scenario ritenuto più probabile resta la formazione di un nuovo esecutivo filo-europeo, forse con un premier diverso o con una guida tecnica, mentre le elezioni anticipate appaiono per ora un’ipotesi remota. Fino alla nomina del nuovo governo, Bolojan resta in carica per gli affari correnti, con poteri limitati.

Il nodo è politico e numerico insieme: senza un’intesa tra forze moderate, Aur potrebbe capitalizzare il malcontento sociale prodotto dall’austerità. Per questo la crisi romena viene osservata con attenzione anche nelle capitali europee. A Bucarest si decide la tenuta di un governo, ma a Bruxelles si misura la vulnerabilità di un altro Stato membro davanti alla pressione del debito, della protesta sociale e della destra radicale.