Il Board of Peace di Trump è senza fondi

Il progetto per Gaza fermo tra vuoti finanziari e tensioni politiche

il board of peace di trump e senza fondi

Secondo il Financial Times, il fondo creato per sostenere la ricostruzione di Gaza non avrebbe ricevuto alcun versamento. Dubbi sulla trasparenza e sui canali di gestione delle donazioni

Il grande progetto internazionale lanciato da Donald Trump per la ricostruzione della Striscia di Gaza rischia di trasformarsi in un caso politico e finanziario. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il fondo del cosiddetto Board of Peace, il Consiglio per la Pace promosso dal presidente americano, sarebbe di fatto senza liquidità.

A quattro mesi dalla sua creazione, infatti, il fondo finanziario gestito attraverso la Banca Mondiale non avrebbe ricevuto alcun trasferimento dai Paesi donatori. “Non è stato depositato nemmeno un dollaro”, ha riferito al quotidiano britannico una fonte informata sui meccanismi interni dell’organizzazione.

Il Board of Peace era stato presentato da Trump come una delle più ambiziose strutture multilaterali mai create dagli Stati Uniti. Il progetto prevedeva quote associative “a vita” da un miliardo di dollari per gli Stati aderenti e un grande piano di sostegno economico per il dopoguerra a Gaza.

Secondo le promesse iniziali, i Paesi membri avrebbero garantito circa 7 miliardi di dollari, mentre Washington avrebbe aggiunto altri 10 miliardi di finanziamenti americani.

Il nodo dei fondi paralleli

Il punto più delicato riguarda però il sistema utilizzato per raccogliere le donazioni. Secondo il Financial Times, il Consiglio avrebbe ricevuto contributi attraverso un conto separato presso JPMorgan, bypassando di fatto il fondo istituito con la Banca Mondiale e approvato dalle Nazioni Unite.

Una scelta che solleva interrogativi sulla trasparenza finanziaria. La Banca Mondiale, infatti, è soggetta a obblighi di rendicontazione verso donatori e organismi internazionali, mentre sul conto bancario privato non esisterebbero gli stessi vincoli indipendenti di controllo.

Dal Board of Peace fanno sapere che “sono state predisposte diverse opzioni per ricevere i finanziamenti” e che i donatori “hanno scelto di utilizzare altri strumenti”. Lo stesso organismo ha precisato che i dati finanziari verranno comunicati al consiglio esecutivo “nel momento ritenuto opportuno”.

Gaza resta nel limbo

Nel frattempo, i progetti concreti per la ricostruzione della Striscia restano sostanzialmente bloccati. Secondo il quotidiano britannico, contributi limitati provenienti da Marocco ed Emirati Arabi Uniti avrebbero consentito soltanto il funzionamento amministrativo della struttura.

Circa 3 milioni di dollari sarebbero stati utilizzati per sostenere l’ufficio di Nickolay Mladenov, nominato alto rappresentante per la Gaza del dopoguerra, e per finanziare gli stipendi del comitato tecnocratico palestinese incaricato della futura gestione civile della Striscia.

Gli Emirati avrebbero inoltre destinato 100 milioni di dollari alla creazione di una nuova forza di polizia palestinese per Gaza. Tuttavia, secondo fonti vicine al dossier, il programma non sarebbe mai realmente partito e i fondi risulterebbero congelati.

Il progetto politico di Trump

Il Board of Peace rappresentava uno dei pilastri diplomatici dell’amministrazione Trump nella nuova fase mediorientale successiva alla guerra tra Israele e Hamas. L’obiettivo dichiarato era costruire una governance tecnocratica per Gaza sostenuta economicamente dai Paesi arabi e supervisionata da una struttura internazionale guidata dagli Stati Uniti.

Ma il mancato afflusso dei fondi e l’assenza di un quadro politico stabile stanno trasformando il progetto in un organismo sospeso tra ambizioni geopolitiche, difficoltà operative e forti dubbi internazionali.