Burnham leader del Labour: «Restituiamo il controllo ai territori»

Il “re del Nord” succede a Starmer e lunedì sarà incaricato di formare il nuovo governo

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Nel primo discorso promette più poteri alle comunità, controllo pubblico e reindustrializzazione. Lo slogan “Give back control” richiama la campagna della Brexit

Andy Burnham è ufficialmente il nuovo leader del Partito laburista britannico e lunedì è atteso a Downing Street per il passaggio di consegne con Keir Starmer. Dopo la proclamazione, l’ex sindaco della Greater Manchester ha pronunciato a Londra il suo primo discorso da capo del partito, indicando nella redistribuzione del potere politico ed economico il cuore della nuova fase laburista.

A 56 anni, Burnham completa così un ritorno alla politica nazionale costruito dopo quasi un decennio trascorso alla guida dell’area metropolitana di Manchester. La popolarità conquistata nel Nord dell’Inghilterra, soprattutto durante lo scontro con il governo centrale nella fase della pandemia, gli ha procurato il soprannome di “re del Nord” e una riconoscibilità capace di superare i confini tradizionali del Labour.

Lo slogan che richiama la Brexit

La formula destinata a caratterizzare la nuova leadership è “Give back control”, restituire il controllo. Burnham la utilizza per sintetizzare un progetto di trasferimento di risorse e poteri da Westminster alle città, alle regioni e alle comunità che si sentono escluse dalle decisioni nazionali.

Il richiamo a “Take back control”, lo slogan utilizzato dai sostenitori della Brexit nel referendum del 2016, è evidente. Il nuovo leader prova però a rovesciarne il significato: non la riconquista della sovranità rispetto all’Unione europea, ma la restituzione del potere ai territori britannici dopo decenni di centralizzazione politica ed economica.

La scelta parla soprattutto agli elettori delle Midlands e del Nord inglese, tradizionalmente laburisti ma negli ultimi anni attratti dal nazionalismo della Brexit e da Reform UK di Nigel Farage. Burnham dovrà riconquistare quelle aree senza rinunciare a un profilo europeista e internazionale.

La critica alle scelte degli anni Ottanta

Nel suo intervento, Burnham ha individuato negli anni Ottanta l’inizio di una lunga stagione di squilibri. Secondo il nuovo leader, il potere politico è stato progressivamente concentrato a Londra, mentre importanti settori dell’economia sono stati privatizzati, indebolendo il controllo pubblico e aumentando le differenze tra le diverse aree del Paese.

La risposta annunciata passa attraverso la reindustrializzazione, il rafforzamento dei servizi pubblici, maggiori investimenti fuori dalla capitale e un nuovo equilibrio tra Stato e impresa. Burnham ha promesso un governo favorevole all’attività economica, ma disposto a intervenire nei settori essenziali e a redistribuire meglio risorse e opportunità.

Il nuovo corso viene presentato come “orgogliosamente laburista”, con l’obiettivo di offrire un’alternativa più riconoscibile rispetto alla prudenza attribuita alla fase finale della leadership Starmer. Restano però ancora da precisare le modalità di finanziamento e la portata concreta delle misure prospettate.

Dalla Greater Manchester a Downing Street

Burnham torna alla guida nazionale del Labour dopo due sconfitte nelle precedenti competizioni per la leadership, nel 2010 e nel 2015. Lasciata la Camera dei Comuni nel 2017, ha costruito il proprio rilancio politico come sindaco della Greater Manchester, puntando sul trasporto pubblico, sulla sanità, sulla lotta ai senzatetto e sulla richiesta di maggiore autonomia dal governo centrale.

Il ritorno a Westminster è maturato con l’elezione suppletiva nel collegio di Makerfield. La successiva uscita di scena di Starmer e il sostegno ricevuto dalla grande maggioranza dei parlamentari laburisti hanno consentito a Burnham di arrivare alla proclamazione senza un vero confronto finale tra più candidati.

Lunedì il nuovo leader sarà ricevuto da re Carlo III, che dovrebbe affidargli formalmente l’incarico di formare il governo. Diventerà il settimo primo ministro britannico dal referendum sulla Brexit del 2016.

L’omaggio a Starmer e la promessa di unità

Nel primo discorso Burnham ha reso omaggio a Keir Starmer, riconoscendogli il merito di aver riportato il Labour al governo nel 2024 dopo la pesante sconfitta elettorale del 2019. Ha ricordato i progressi sui diritti dei lavoratori, sulla sanità e sui servizi pubblici, oltre all’approvazione alla Camera dei Comuni della cosiddetta Hillsborough Law.

La legge, nata dalla lunga battaglia delle famiglie delle 97 vittime della strage dello stadio di Hillsborough, introduce obblighi di trasparenza per funzionari e istituzioni pubbliche con l’obiettivo di impedire nuovi insabbiamenti. Burnham ha sostenuto per anni quella campagna, facendone uno dei simboli della propria identità politica.

Il nuovo leader ha anche promesso di ridurre le divisioni interne e la pratica delle manovre contro gli avversari di partito. La sfida sarà tenere insieme la sinistra laburista, l’area moderata e i parlamentari eletti nei collegi più esposti alla crescita di Reform UK.

La prova del governo

Burnham eredita un Paese alle prese con una crescita debole, servizi pubblici sotto pressione, forti differenze territoriali e una fiducia ridotta nella politica. La promessa di “restituire il controllo” dovrà ora trasformarsi in provvedimenti capaci di conciliare maggiore spesa pubblica, disciplina dei conti e collaborazione con le imprese.

Il primo banco di prova sarà la composizione del governo. Dalle scelte per il Tesoro, l’Interno e gli Esteri si comprenderà quanto il nuovo premier intenda segnare una discontinuità rispetto a Starmer e quanto, invece, preferisca garantire stabilità nella transizione.

Dopo aver costruito la propria forza politica parlando a Manchester e al Nord, Burnham dovrà dimostrare di poter rappresentare anche Londra, la Scozia, il Galles, l’Irlanda del Nord e le comunità del Sud. Il “re del Nord” arriva così alla prova più difficile: trasformare un’identità territoriale in una leadership nazionale.