Iran, taglia da 30mila dollari per ogni soldato Usa ucciso

La taglia annunciata da Amir Hatami alza lo scontro con Washington

iran taglia da 30mila dollari per ogni soldato usa ucciso

Teheran promette 30 mila dollari a chi uccida o catturi un militare americano. Il premio raddoppia per le donne. L’annuncio arriva mentre scadono i 60 giorni del memorandum con gli Usa e il negoziato resta fermo

Trentamila dollari per ogni soldato americano ucciso oppure catturato e consegnato. Il doppio, 60 mila dollari, se a compiere l’azione sarà una donna. È la nuova minaccia lanciata dall’Iran agli Stati Uniti nel momento più delicato della crisi, mentre arrivano a scadenza i sessanta giorni previsti dal memorandum che avrebbe dovuto aprire la strada a una soluzione politica della guerra. A trasformare la propaganda contro Washington in una vera e propria ricompensa economica è stato il comandante in capo dell’esercito iraniano, il generale Amir Hatami.

Secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale IRNA, l’esercito della Repubblica islamica garantirà l’equivalente di circa 30 mila dollari, cinque miliardi di toman, a chi ucciderà oppure catturerà e consegnerà quello che Teheran definisce un militare americano «invasore». Hatami ha sostenuto che l’iniziativa sarebbe nata dopo numerose richieste di cittadini intenzionati a contribuire finanziariamente allo scontro. Il generale non ha però indicato dove la taglia dovrebbe essere applicata né attraverso quali meccanismi verrebbero individuati e ricompensati gli autori delle azioni.

La minaccia mentre la diplomazia si spegne

Il momento scelto da Teheran rende l’annuncio ancora più pesante. Proprio oggi cade la scadenza dei sessanta giorni indicati nel memorandum tra Stati Uniti e Iran. Quella finestra avrebbe dovuto servire a trasformare la tregua in un accordo più stabile, affrontando il programma nucleare iraniano e soprattutto la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il risultato, due mesi dopo, è molto diverso. I negoziati risultano sostanzialmente fermi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato nel fine settimana che Teheran non ha ancora deciso se riprendere i colloqui con gli Stati Uniti. I mediatori regionali continuano a muovere messaggi tra le parti, ma senza progressi significativi.

È in questo vuoto diplomatico che assume un peso diverso la taglia annunciata da Hatami. Non è più soltanto la consueta retorica contro la presenza americana nella regione. La leadership militare iraniana introduce esplicitamente un incentivo economico legato all’uccisione o alla cattura di personale statunitense, in una fase nella quale migliaia di militari americani restano schierati nelle basi del Medio Oriente.

Hormuz resta il centro dello scontro

Il vero campo di battaglia strategico rimane lo Stretto di Hormuz. Il traffico commerciale attraverso il passaggio è precipitato rispetto ai livelli normali e nel fine settimana si è ulteriormente ridotto. Secondo i dati di tracciamento navale citati da Reuters, sabato sono transitate soltanto cinque navi commerciali, mentre domenica non ne risultava registrata nessuna. Nel fine settimana precedente erano state 31.

La chiusura di fatto di una delle arterie energetiche più importanti del pianeta è diventata l’arma principale di pressione iraniana. Teheran sostiene che la normalizzazione del traffico debba essere accompagnata da concessioni americane, mentre Washington continua a esercitare pressione sull'economia iraniana e sui suoi porti.

Anche per questo il conflitto ha assunto sempre più i caratteri di una guerra di logoramento economico. L’Iran cerca di utilizzare Hormuz per aumentare il costo globale dello scontro. Gli Stati Uniti puntano invece a rendere insostenibile il prezzo finanziario pagato dalla Repubblica islamica.

Bessent prepara una nuova stretta

La risposta americana, almeno per ora, non passa da un nuovo grande attacco militare. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha anticipato nuove misure economiche contro l’Iran per la prossima settimana, parlando di un livello di isolamento finanziario senza precedenti. Washington intende combinare nuove sanzioni con il mantenimento della pressione navale sui porti iraniani.

È la prosecuzione della strategia della massima pressione cara a Donald Trump, ma in condizioni molto più rischiose rispetto al suo primo mandato. Questa volta Teheran dispone infatti di una capacità immediata di ritorsione sul commercio mondiale attraverso Hormuz. E l’annuncio della ricompensa sui militari americani introduce adesso un ulteriore elemento di imprevedibilità.

Ogni attacco contro personale statunitense nella regione rischierebbe infatti di aprire immediatamente il problema della responsabilità iraniana e della risposta di Washington. Proprio per questo la taglia di Hatami non può essere considerata soltanto propaganda interna. È un messaggio rivolto agli Stati Uniti e, indirettamente, a tutti i Paesi della regione che ospitano forze americane.

Il paradosso del canale segreto con i Pasdaran

Solo pochi mesi fa, intanto, Washington cercava proprio nei vertici militari iraniani gli interlocutori necessari per costruire una tregua. Secondo una ricostruzione di Axios, a maggio l’amministrazione Trump aveva aperto un canale riservato con i Pasdaran, temendo che i negoziatori ufficiali iraniani non avessero sufficiente autorità per garantire un'intesa.