Francia 2027, primo duello al Roland Garros: Le Pen parte da favorita

Sette candidati davanti agli industriali. Distanze profonde su debito, pensioni e tasse

francia 2027 primo duello al roland garros le pen parte da favorita

La corsa all’Eliseo entra nel vivo con il confronto organizzato dal Medef. Marine Le Pen domina i sondaggi, Mélenchon prova a prendersi il ballottaggio. Glucksmann sfida la sinistra radicale, Philippe e Attal si contendono il centro.

La campagna per l’Eliseo ha trovato il suo primo vero campo di battaglia sul centrale del Roland Garros. Non racchette e palline, questa volta, ma debito pubblico, pensioni, tasse, salari e industria. Davanti alla platea della Rencontre des entrepreneurs de France, organizzata dal Medef, sette tra i principali aspiranti alla presidenza hanno mostrato per la prima volta insieme strategie, distanze e ambizioni in vista delle elezioni della primavera 2027.

Sul palco c’erano Marine Le Pen, Édouard Philippe, Jean-Luc Mélenchon, Gabriel Attal, Raphaël Glucksmann, Bruno Retailleau e Marine Tondelier. Quasi tre ore di confronto che hanno restituito un quadro già fortemente polarizzato, ma tutt’altro che definito. A destra, al centro e a sinistra restano aperte competizioni interne che potrebbero modificare in modo sostanziale la scheda del primo turno.

Le Pen arriva da favorita

Il punto di partenza della corsa resta Marine Le Pen. L’ultima rilevazione Ifop-Fiducial per LCI, Le Figaro e Sud Radio la colloca al primo posto in tutti gli scenari testati per il primo turno e vincente anche nei diversi ballottaggi ipotizzati. È un vantaggio che consente alla candidata del Rassemblement national di affrontare questa fase della campagna non più con la postura dell’outsider, ma con quella di chi sa di essere l’avversaria da battere.

Davanti agli imprenditori Le Pen ha cercato soprattutto di rafforzare la propria credibilità economica. Ha promesso maggiore controllo della spesa pubblica e una regola di disciplina dei conti, ribadendo al tempo stesso la volontà di intervenire sulla riforma delle pensioni. Il tentativo è evidente: rassicurare un mondo produttivo che per anni ha guardato con diffidenza alle ricette economiche del RN e presentare il partito come una forza pronta a governare.

La sua posizione giudiziaria, tuttavia, richiede una precisazione. Le Pen può oggi candidarsi alle presidenziali, perché la Corte d’appello di Parigi ha considerato esaurita la parte effettiva della pena di ineleggibilità. La condanna nel procedimento sui fondi europei non è però scomparsa: è stato presentato ricorso alla Corte di Cassazione, che dovrà ancora pronunciarsi. Parlare di vicenda giudiziaria definitivamente chiusa sarebbe quindi prematuro.

Mélenchon prova a trasformare la polarizzazione in un vantaggio

Dall’altro lato dello schieramento, Jean-Luc Mélenchon punta a fare della radicalizzazione del confronto il proprio principale strumento elettorale. Alcuni degli ultimi scenari demoscopici lo indicano come uno dei concorrenti con maggiori possibilità di raggiungere il secondo turno contro Le Pen. È la conferma di una Francia nella quale i due poli più distanti possono ancora beneficiare della frammentazione degli avversari.

Al Medef il leader di La France insoumise non ha attenuato i toni per conquistare la platea. Ha rilanciato l’ipotesi di intervenire sulla parte del debito francese detenuta dalla Banca centrale europea e ha chiesto agli imprenditori di aumentare i salari, provocando una dura reazione dei candidati centristi e della destra. Bruno Retailleau e Gabriel Attal hanno attaccato frontalmente quella proposta, trasformando il debito in uno dei primi grandi terreni di scontro della campagna.

Il gelo con Glucksmann racconta le due sinistre

La distanza tra Mélenchon e Raphaël Glucksmann non riguarda soltanto i rapporti personali. È il simbolo delle due strade che attraversano oggi la sinistra francese. Glucksmann, eurodeputato e fondatore di Place publique, ha ufficializzato la candidatura alla competizione presidenziale e ha scelto di partecipare al percorso delle primarie promosso insieme al Partito socialista. Prima dovrà dunque imporsi nel proprio campo, poi tentare di contrastare la forza elettorale di LFI.

Di fronte agli industriali ha insistito sulla necessità di un nuovo patto sociale, proponendo di alleggerire il peso fiscale sui salari e di recuperare risorse attraverso una maggiore imposizione sulle grandi eredità e sui patrimoni più elevati. Sul piano politico cerca di occupare lo spazio di una sinistra europeista, favorevole al sostegno all’Ucraina e nettamente distinta dal progetto di Mélenchon.

La competizione interna è ancora aperta. La primaria dell’area socialista dovrà definire chi rappresenterà questo spazio e non mancano altri possibili concorrenti. Per Glucksmann, dunque, il Roland Garros è stato soltanto il primo test di una campagna nella quale la qualificazione al voto presidenziale passa prima dalla conquista della leadership nella propria famiglia politica.

Philippe e Attal, il duello nel campo macroniano

Non meno delicata è la situazione nell’area che ha sostenuto Emmanuel Macron. Édouard Philippe e Gabriel Attal, entrambi ex primi ministri, si presentano come candidati autonomi e sono destinati a contendersi una parte decisiva dell’elettorato centrista e moderato. Le rispettive formazioni mantengono aperto il dialogo su un possibile meccanismo di convergenza più avanti nella campagna, ma per ora entrambi hanno bisogno di dimostrare di essere il candidato più competitivo.

Philippe ha scelto una linea particolarmente rigorosa sui conti pubblici, sostenendo anche interventi sull’indennità di disoccupazione e una politica previdenziale più restrittiva. Attal, invece, continua a rivendicare parte dei risultati del decennio macroniano cercando però di marcare una propria identità. Il problema per entrambi è evitare che la concorrenza interna diventi un vantaggio per Le Pen, lasciando il centro diviso al primo turno.

Retailleau presidia la destra, Tondelier l’area ecologista

Bruno Retailleau, presidente dei Républicains, punta su una destra conservatrice che mette al centro sicurezza, immigrazione, riduzione della spesa e critica del bilancio dell’era Macron. Ma anche in questo campo il quadro non è definitivamente chiuso: Xavier Bertrand ha confermato la propria intenzione di candidarsi e respinge, almeno per ora, l’idea che una primaria sia indispensabile.

Sul versante ecologista Marine Tondelier ha portato nel confronto una proposta incentrata sulla transizione ambientale e sulla redistribuzione, sostenendo tra l’altro un salario minimo di 2.000 euro lordi accompagnato da misure di sostegno per piccole e medie imprese. La leader degli Écologistes dovrà però misurarsi con una sinistra nella quale la pressione per ridurre il numero dei candidati crescerà con l’avvicinarsi del voto.

La campagna comincia con l’economia

Il dato politico più evidente uscito dal Roland Garros è il ritorno di una divisione molto netta sulle grandi scelte economiche. Pensioni, tassazione delle eredità, spesa pubblica, costo del lavoro, ruolo dello Stato e transizione ecologica separano i candidati molto più di quanto li unisca la comune preoccupazione per una Francia gravata da un debito pubblico intorno al 117 per cento del Pil.

A otto mesi dal voto, la fotografia resta provvisoria. Marine Le Pen dispone oggi del vantaggio più evidente, ma il secondo posto è ancora contendibile e in quasi tutti gli schieramenti la selezione del candidato finale non può dirsi conclusa. Il primo confronto ha mostrato chi parte davanti. I prossimi mesi diranno soprattutto chi riuscirà a evitare che la frammentazione del proprio campo consegni agli avversari la strada verso il ballottaggio.