Un’Europa chiamata a scegliere se diventare più forte e indipendente oppure lasciare spazio a chi punta a indebolirne democrazie e unità. È il messaggio lanciato da Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo di Strasburgo, nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato il 16 settembre. Un intervento nel quale la presidente della Commissione europea ha messo al centro la difesa dell’autonomia politica del continente e la tenuta delle istituzioni democratiche.
L’allarme sulle democrazie europee
Von der Leyen ha posto una domanda politica netta all’assemblea: l’Europa vuole essere abbastanza forte da difendere i propri valori nel mondo oppure intende accettare che le sue democrazie vengano progressivamente indebolite dalle pressioni esercitate da regimi autoritari e dai loro sostenitori?
La presidente della Commissione ha accomunato nel suo ragionamento fenomeni differenti, dagli ultranazionalismi alle forze antieuropeiste, fino all’ingerenza russa e alle campagne di disinformazione. Secondo von der Leyen, pur utilizzando strumenti e linguaggi diversi, queste realtà avrebbero un obiettivo comune: colpire i valori europei e incrinare l’unità dell’Unione europea.
Da qui l’appello rivolto all’Eurocamera: non limitarsi a contrastare queste pressioni, ma difendere attivamente il progetto europeo. «Lottiamo insieme per la nostra idea di Europa», è stata l’esortazione della presidente.
La sfida dell’indipendenza europea
Il passaggio si inserisce in un discorso più ampio dedicato alla sovranità e all’indipendenza dell’Europa in uno scenario internazionale segnato da guerre, rivalità economiche, dipendenze strategiche e minacce ibride.
Già alla vigilia dell’intervento, la Commissione europea aveva indicato proprio nell’indipendenza del continente uno degli assi politici dello Stato dell’Unione 2026. Bruxelles ha rivendicato nell’ultimo anno interventi sulla competitività, sulla sicurezza, sulla riduzione delle dipendenze economiche e sul sostegno all’Ucraina, oltre alle iniziative rivolte alla tutela delle democrazie europee.
Nel suo intervento a Strasburgo, von der Leyen ha sostenuto che solo un’Europa capace di agire insieme possa garantire agli europei la sovranità necessaria nell’attuale scenario mondiale. Ha inoltre richiamato il percorso compiuto sul fronte della difesa, dell’energia e della sicurezza, collegandolo alla necessità di ridurre la vulnerabilità del continente rispetto alle pressioni esterne.
La Russia e il fronte della disinformazione
Il riferimento a Mosca si inserisce nel confronto ormai strutturale tra Unione europea e Russia, aggravato dalla guerra contro l’Ucraina. Per Bruxelles, le minacce alla sicurezza europea non riguardano soltanto il piano militare, ma comprendono anche cyberattacchi, sabotaggi, interferenze, manipolazione dell’informazione e campagne di disinformazione.
La Commissione ha inserito la protezione delle democrazie tra le priorità dell’attuale mandato, collegando questo obiettivo anche agli strumenti europei contro le interferenze straniere e alla difesa dello spazio informativo. Nella lettura proposta da von der Leyen, la capacità dell’Europa di resistere a queste pressioni dipende soprattutto dalla possibilità di mantenere coesi gli Stati membri e le rispettive società.
«Il destino dell’Europa nelle mani degli europei»
È questo il filo politico che attraversa il passaggio più duro del discorso. Von der Leyen contrappone alla frammentazione una maggiore capacità europea di decidere autonomamente sul proprio futuro.
Il tema non riguarda soltanto la politica estera. Tocca direttamente il dibattito interno all’Unione, dove convivono posizioni molto differenti sull’integrazione europea, sui rapporti con Mosca, sulla difesa comune e sul trasferimento di competenze dalle capitali alle istituzioni comunitarie.
La presidente della Commissione sceglie però una linea precisa: davanti alle pressioni esterne e alle divisioni interne, il progetto europeo deve essere difeso rafforzando la capacità dell’Unione di agire insieme. «Il destino dell’Europa deve rimanere nelle mani degli europei», è il messaggio consegnato all’assemblea di Strasburgo.
