Messi lascia l’Argentina: «È il momento, non ho più nulla da dare»

L’annuncio su Instagram chiude vent’anni in Albiceleste dopo la finale mondiale persa con la Spagna

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A 39 anni Lionel Messi dice addio alla Nazionale argentina. La decisione era maturata dopo il Mondiale 2026 e si è rafforzata dopo la morte del padre Jorge. Si chiude una storia da 207 presenze e 125 gol

La maglia dell’Argentina non la indosserà più. Lionel Messi ha scelto i social per mettere il punto alla parte più lunga, tormentata e infine trionfale della sua carriera. A 39 anni il capitano dell’Albiceleste ha annunciato il ritiro dalla Nazionale, poco più di un mese dopo la finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna.

La decisione, ha spiegato il fuoriclasse, non nasce dall’impulso di un giorno. Era maturata già nelle ore successive alla finale del 19 luglio e aveva trovato forma in una lettera scritta il 21 luglio. Messi l’ha conservata per settimane prima di renderla pubblica. Nel frattempo la morte del padre Jorge Messi, avvenuta in agosto dopo una lunga malattia, ha reso ancora più netta una scelta che il numero 10 aveva già cominciato ad accettare.

Una decisione maturata dopo il Mondiale

Nel messaggio pubblicato su Instagram, Messi parla di una separazione dolorosa, ma inevitabile. Dice di essersi dato completamente alla Nazionale e di sentire di essere arrivato alla fine del percorso. «Mi sono svuotato, non ho più nulla da dare», è uno dei passaggi più netti del suo addio.

Non c’è amarezza nei confronti dell’Argentina, né il senso di una fuga dopo la sconfitta contro la Spagna. Al contrario, Messi rivendica di avere lottato per quella maglia anche negli anni in cui i trofei sembravano irraggiungibili. Prima delle vittorie sono arrivate finali perse, critiche durissime e persino un primo addio, nel 2016, poi cancellato dal ritorno in Nazionale.

Questa volta il tono è diverso. Messi considera concluso il ciclo e indica anche nella crescita dei più giovani una delle ragioni per farsi da parte. Continuerà a seguire l’Albiceleste, ma da tifoso, fuori dal campo.

Dalle sconfitte alla notte del Qatar

La storia di Messi con la Nazionale maggiore era cominciata nel 2005. Termina ventuno anni più tardi con numeri che definiscono una generazione: 207 presenze e 125 gol, record assoluti per l’Argentina.

In mezzo c’è soprattutto la trasformazione di un rapporto che per anni era sembrato incompiuto. Le sconfitte nelle finali di Copa América e nel Mondiale del 2014 avevano alimentato il paradosso di un campione capace di vincere tutto con il Barcellona, ma continuamente messo sotto esame nel proprio Paese.

Poi la storia è cambiata. La Copa América 2021, conquistata contro il Brasile al Maracanã, ha spezzato l’attesa. Nel 2022 sono arrivati la Finalissima e soprattutto il Mondiale in Qatar, il titolo che ha definitivamente ricomposto il rapporto fra Messi e l’Argentina. Nel 2024 un’altra Copa América, quindi l’ultimo assalto al Mondiale nell’estate 2026, terminato soltanto in finale contro la Spagna.

L’ultima immagine con l’Albiceleste

Quella finale resta così l’ultima partita internazionale di Messi. Il capitano aveva condotto l’Argentina fino all’ultimo atto del torneo, disputando il suo sesto Mondiale. Non è arrivato il secondo titolo consecutivo, ma nemmeno quella sconfitta ha cancellato il senso di un ciclo che il numero 10 considera ormai completo.

Il suo addio non coincide, almeno per ora, con quello al calcio. Messi resta un giocatore dell’Inter Miami, con cui continua a essere protagonista nella Major League Soccer. Soltanto alla vigilia dell’annuncio aveva segnato quattro reti contro il CF Montréal, confermando che la scelta riguarda la Nazionale e non necessariamente l’immediato futuro della carriera nei club.

Per l’Argentina comincia invece il passaggio più delicato: costruire una squadra senza il calciatore che per due decenni ne è stato riferimento tecnico, capitano e simbolo. Messi lascia dopo aver attraversato quasi ogni possibile stagione della Selección, dalle contestazioni alle lacrime, dalle finali perdute alla Coppa del Mondo sollevata a Lusail.

La frase con cui saluta racconta forse meglio dei numeri il senso dell’addio: se ne va con la serenità e l’orgoglio di avere condiviso con i compagni momenti che un tempo sembravano soltanto sogni. Per l’Albiceleste finisce l’era del numero 10. Per Messi comincia quella dello spettatore.