Movida: baretti verso la chiusura anticipata a Chiaia

Il caso Napoli

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Napoli.  

I residenti protestano da tempo: portoni danneggiati, costi di vigilanza privata per tornare a casa sicuri e notti insonni. La questione della movida anticipata diventa una questione cittadina prioritaria a Napoli Chiaia è un inferno. Lo dicono da tempo i cittadini, tra violenza un fiorente mercato della droga. Francesco Di Giovanni, presidente eletto a giugno della prima municipalità annuncia che, se non ci penserà Palazzo San Giacomo, lui è già pronto a scrivere un documento, un'ordinanza per limitare gli orari di apertura dei locali della zona della movida. «Perchè non è possibile che restino aperti fino all'alba». 

Insomma, la chiusura imposta nei week end sarebbe all'una e mezza e nei giorni infrasettimanali mezz'ora dopo la mezzanotte. 

Non esistono più aperture e chiusure «imposte» se non i casi di pubblica necessità o di emergenza e, secondo il presidente della municipalità di Chiaia, quello del caos della movida è proprio un caso di emergenza e di pubblica necessità. Alla notizia esultano gli iscritti al comitato «Chiaia viva e vivibile». Ma la reazione dei gestori dei locali alla notizia non è positiva. Probabilmente anche quella di Palazzo San Giacomo non sarà entusiasmante, anche perché proprio il Comune sta tentando di portare avanti una mediazione fra esercenti e residenti: l'idea dell'Amministrazione centrale sarebbe quella di favorire un «patto» fra i gestori e gli abitanti, nel quale c'è l'impegno a produrre meno disagi possibili alla popolazione. Tra le ipotesi messe in campo dal Comune ci sarebbe anche quella di un giorno di chiusura di tutti i locali durante la settimana: sarebbe il giorno in cui i residenti potrebbero riprendere “fiato”.Ma evidentemente non basta.

L’esasperazione è alle stesse. Le promesse non bastano neanche quelle già fatte di body guard, gruppi social fino alle telecamere.