«Io, una trans nel video di Liberato».L'inno alla vita di Rosa

Rosa Rubino protagonista della nuova hit "Me staje appennenn amò"

"Sono nata e morta tante volte, ma la vita mi ha insegnato ad avere sempre la speranza, quella vera. Serve coraggio e forza per andare avanti. La libertà è l'unica via da seguire"

Napoli.  

 

di Simonetta Ieppariello

Oggi Rosa. Eppure Salvatore, secondo di dodici figli, per essere Rosa Rubino ha dovuto lottare una vita intera. Sessanta anni magnificamente portati, con consapevolezza e forza. Rosa è diventata famosa. E’ lei la protagonista dell’ultimo successo di Liberato. «Che cos’è la femminilità? E’ una energia, una volontà, è la ricerca di una bellezza interiore, che riesce ad avvolgere chi ti è accanto. E’ seduzione, sguardo. La femminilità è la dolcezza».

Ce lo racconta Rosa Rubino che ha gli occhi grandi e la forza di un titano. E’ lei la protagonista dell’ultimo video, diventato già hit, di Liberato. E’ simbolo di amore e libertà Rosa, trans in cerca di felicità e verità in una vita tutta in salita, affrontata con dignità e forza. Non ha mai nascosto la sua identità, ha sempre combattuto. Lo racconta in prima persona, lo fa anche in questo video. (clicca per vedere il video di Liberato )

«Sono stata sempre schietta e sincera», mi racconta. “Io il futuro lo immaginavo nero, ora no. Ti spiego perchè”. Me staje appennenn amò. Questo il nuovo singolo di Liberato, l’artista partenopeo la cui identità resta sconosciuta. Una sorta di mistero del rap suburbano, in chiave tutta partenopea, che mostra una Napoli sospesa tra bellezza e rivolta, giorno e notte, luce e ombra. Nessuno sa se Liberato sia un cantante che non mostra il volto, o il prodotto di un team. 

E con questo brano, il cui titolo nel gergo giovanile napoletano significa "Mi stai lasciando, amore”, si cantano amori finiti ma nel segno della speranza, della rinascita, della libertà.

Come la storia di Rosa. Nata e morta tante volte, ma che sempre ha lottato per andare avanti, farlo meglio.

E per fare ciò il regista Francesco Lettieri, che ha realizzato il video di Me staje appennenn amò ha puntato sulla collettività Lgbti napoletana. Una comunità dalle mille sfumature e identità.  Al centro del video racconto le trans.

E proprio Rosa è lòa protagonista. Il video si apre con lei che, fumando con eleganza una sigaretta, racconta la sua forza, la sua vita, la sua volontà di essere se stessa. Sempre e comunque.

Lei, donna transessuale che non ha mai taciuto «questa cosa qui ai miei familiari». Donna, che per vivere la propria identità di genere, ha combattuto a lungo tra enormi difficoltà. Ma riuscendo alla fine ad affermarsi. A quasi sessanta anni si è diplomata. Lei che voleva far la segretaria e che suo padre, di impero costrinse a scegliere tra altri studi, più maschili, piuttosto che al lavoro.

Nessuna solitudine dunque nella storyline iniziale. Anzi perchè Rosa insegna come amore e libertà siano l’unica forza motrice di un mondo che possa ancora sperare di salvarsi. Liberato l’ha voluta nel video del suo quarto brano e la sua storia è di quelle davvero sono la trama perfetta di un film. Ma è pura realtà. Sulla carta d’identità c’è scritto ancora Salvatore.

Nel video diventato un successo è ripresa prima a casa sua, all’Arenaccia, poi al Centro direzionale mentre partono le note di Me staje appennen’ amò. La fedeltà a se stessi alla fine vince. Ecco il senso autentico della storia, che proprio la vita di Rosa racconta e racchiude. Al Lanificio, nella sede della cooperativa sociale Dedalus dove da un anno lavora come segretaria, Rosa lavora ogni giorno.

«La mia storia spero sia quella di tante trans come me. In quaranta anni sulla strada ho capito che sono fortunata. Perchè sono viva, sana e sempre desiderosa di migliorarmi e vivere onestamente». Un inno all’amore, dunque, il suo. Un inno alla libertà e alla bellezza della vita come quello che è cantato nella storyline finale interpetrata da altre donne trans quali Barbie e Gabriella.

Un successo ottenuto anche grazie alla fattiva collaborazione di Arcigay Napoli e del suo presidente Antonello Sannino e di Daniela Falanga.

«Liberato stava cercando una storia forte, come la mia e Antonello Sannino e Daniela Falanga di Arcigay gli hanno suggerito il mio nome. Mi ha fatto contattare dal regista Francesco Lettieri. E tutto è in iniziato. Non mi sembrava vero. Voleva una storia di riscatto, di impegno. GLi sono grata di avermi scelta».

La storia di Rosa inizia tra i mille colori e rumori, note e volti del quartiere  San Giuvanniello, dove nacque Caruso. Si chiamava Salvatore ed era secondo 12 figli. Lei non è operata, ma con la cura ormonale potrà resto cambiare anche il nome sui documenti. Un traguardo che aspetta con tanta gioia.

«Sono nata a Sangiuvanniello (via San Giovanni e Paolo ndr), il rione della Partigiana ovvero Vincenzo ‘o femmeniello ‘e Sangiuvanniello che partecipò alle Quattro giornate di Napoli. Volevo fare la dattilografa, ma papà, mi disse che non potevo che era un mestiere da femmina, che avrei dovuto, se volevo continuare, fare una scuola da maschi. E così nonostante amassi studiare mi fermai alla terza media».

E poi?

«Iniziai a lavorare nella cartoleria di mio nonno, ma quando lui morì chiuse. Nessuno dei parenti rilevò l’attività e mi ritrovai senza niente a 23 anni».

E cosa hai fatto? 

«Per una trans oltre la strada sembra non esserci sbocco. Arrivai sulla strada. E sono trascorsi tanti anni, senza che neanche me ne rendessi conto. Eppure sognavo l’amore della mia vita, che poi alla fine è arrivato ed è andato via. E’ morto qualche anno fa dopo 25 anni di amore».

Cosa consigli alle giovani trans?

«Di non fare i miei errori, di darsi da fare e cercare di non finire sulla strada. Ti ammazza dentro. Ma io ho sempre cercato riscatto. Ho sempre guardato oltre le nuvole buie di una vita dolorosa. Ho fatto corsi di formazione. Per sei anni sono venuta a colloquio qui da Dedalus, ho seguito vari percorsi formativi, un tirocinio e infine mi hanno assunta come segretaria. Alla fine il bene vince, mi vien da pensare. Basta predisporsi al meglio. È venuta fuori quella dattilografa che era in me. Ecco questo è il messaggio di Liberato il riscatto possibile, se voluto, e guadagnato di persone libere nei loro corpi e modi di essere. Tutto accade oltre ogni preconcetto, anche verso noi trans che troppo spesso veniamo viste alla stregua di caricature, personaggi tragicomici o semplicemente volgari».

Ora che sogni?
«L’amore. Ho sofferto tanto per l’addio del mio compagno. Ma ora spero nell’amore, che torni nel mio cuore. Perché so che con un lavoro durissimo su se stessi il sogno si avvera. Mi aiuta tanto la mia nuova fede il buddismo, che insegna a chi la pratica l’importanza dell’impegno per migliorare».