di Simonetta Ieppariello
Sesto giorno di sciopero della fame. Una madre in prima linea per suo figlio e per tutti gli altri. Dafne Palmieri ha un figlio di 16 anni trapiantato di cuore e sta protestando clamorosamente come spiega "per la vita".
Manifestazione per il diritto alle cure, soprattutto dei più piccoli, dei giovani, dei deboli in un sud martoriato da crimine, disuguaglianze, disoccupazione.
Sono preoccupati i genitori dei bimbi trapiantati di cuore e danno appuntamento per oggi, davanti alla sede del Monaldi, per continuare la loro protesta.
Il Comitato dei genitori dei piccoli trapiantati chiede le dimissioni dei vertici delle due unità operative. "Per dissidi e conflitti interni le attività sono sospese - dice Dafne Palmieri, rappresentante del Comitato - non crediamo che sia un comportamento deontologicamente corretto". "Siamo ancora più preoccupati dopo la diffusione della notizia secondo cui oggi ci sarà una riunione nella sede dell'Azienda dei Colli - spiega - parlano di 'definizione di un modello organizzativo integrato', ma in realtà questo modello è stato già deliberato, prima nel dicembre 2016, successivamente con una integrazione del novembre 2017". Palmieri, mamma di un ragazzino trapiantato, evidenzia che "le unità operative presenti ad ora al Monaldi non sono sufficienti per la presa in carico, da prima del trapianto, dei piccoli pazienti".
"Qui si muore e non mi fermerò finché non riusciremo a incontrare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le altre istituzioni non ci ascoltano, il Presidente della Regione Vincenzo De Luca non ci ha mai nemmeno incontrati". Al centro del dramma di Dafne e centinaia, migliaia di persone malate e i loro parenti lo stop agli interventi nel centro trapianti cardiaci per i bambini del Monaldi, che da oltre un anno ha sospeso le attività. E lo ha fatto a seguito di un audit nel quale si è parlato espressamente di mancanza “presupposti di collaborazione” tra i reparti interessati, in questo caso Cardiochirurgia pediatrica e Trapianti. Insomma, dissidi tra i dirigenti.
Il reparto di chirurgia pediatrica è chiuso e i bambini non possono essere ricoverati lì, ma tra gli adulti. Insomma il conflitto tra i due reparti – spiega Dafne – non consente ai bambini di essere assistiti in un posto dedicato a loro e con una équipe dedicata a loro. Vengono ricoverati tra gli adulti, con maggiore rischio di infezione e un peso psicologico non indifferente. Pensate a un bambino che si trovi in terapia intensiva tra persone gravi e molto anziane, ma questo è un aspetto ormai secondario, in un orizzonte anormale nel quale viviamo coi nostri bambini, che non sono assistiti bene perché mancano i protocolli di cura". Dafne ha un ragazzino operato di cuore con successo nel 2014, poi l'anno scorso ha avuto un rigetto cronico del cuore trapiantato.
Denunce in Procura, petizioni alla Regione Campania, denunce ai Nas, manifestazioni, fino a quella eclatante di qualche giorno fa sul tetto dell'ospedale Monaldi e allo sciopero della fame. "Io oggi faccio questo sciopero della fame perché non sempre avrò la forza di presidiare 24 ore al giorno il letto di mio figlio e combattere perché abbia un adeguato e trasparente accesso alle cure. Io ora che ho la forza devo porre le condizioni perché il centro trapianti di eccellenza che esisteva venga ripristinato e possa garantire la salute dei bambini trapiantati di cuore. Almeno per chi è sopravvissuto vogliamo che venga garantita l'assistenza».
