"Siamo chiusi,scusate.Nostra figlia è morta sotto quel ponte"

Il dramma di Genova, lo struggente messaggio dei genitori di Stella

siamo chiusi scusate nostra figlia e morta sotto quel ponte
Somma Vesuviana.  

 

di Simonetta Ieppariello

Sabato sarà il giorno del lutto nazionale in Italia. 39 morti a Genova sotto quel ponte, tra quelle macerie di una Italia che ancora una volta si riscopre fragile, troppo fragile nelle sue strade strutture, ponti e viadotti che vengono giù dopo anni tra la disperazione di morte, polvere e sangue.

“Ci scusiamo con la gentile clientela ma saremo chiusi per lutto. Purtroppo un pezzo del nostro cuore è rimasto sotto le macerie di Genova". E' questo il testo struggente che i genitori di Stella Boccia, 23enne originaria di Somma Vesuviana, hanno annotato su un cartello che hanno affisso fuori il loro ristorante.

Un messaggio raccontato in una foto dei colleghi dell’Ansa, che racchiude tutto il dolore di Arezzo. Stella l'altra mattina era sul ponte Morandi. La giovane, in compagnia del fidanzato, stava ritornando a casa dalle vacanze.

Sembra che i soccorritori siano riusciti a risalire alla loro identità proprio dalla targa dell'auto su cui viaggiavano. Carlos, di origini peruviane, era residente a Capolona, nell'aretino, mentre Stella era molto conosciuta perché la sua famiglia gestiva dei locali molto noti nella zona.

Composto e struggente il messaggio che i familiari di Stella hanno lasciato ieri sulla porta del loro ristorante per avvisare i clienti dell'improvvisa chiusura per lutto del locale e sulla pagina social dello stesso.. Quando la famiglia Boccia è partita verso la Liguria, il fidanzato della figlia, Carlos Jesus Trujillo di 27 anni residente a Capolona, era ancora tra i dispersi, poi anche il suo nome è comparso nell'elenco delle vittime. La coppia stava tornando dalle vacanze. Sono storie di vita comune quelle delle tante persone che il 14 agosto passando sul viadotto del Ponte Morandi nel momento del crollo hanno trovato la morte. C' erano turisti e famiglie in viaggio verso il porto. Persone in viaggio per lavoro. E anche chi, come gli operai dell'azienda ambientale di Genova, non stava passando sul Ponte ma lavorando nell'area sottostante il viadotto, proprio nel momento in cui è andato giù in una manciata di secondi. Macerie e piloni, pezzi di asfalto che hanno sepolto per sempre la vita di tanti, troppi innocenti.