Benzinai: 24 ore di sciopero per il prossimo 6 febbraio

Sotto accusa i mancati rimborsi per li pagamenti con carta

Sotto accusa un passaggio della Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate che, ad oltre un anno di distanza dall'entrata in vigore, ha istituto il codice tributo che rende operativo il credito di imposta...

I benzinai si preparano a scioperare il prossimo 6 febbraio. Attraverso una dettagliata nota i sindacati dei gestori degli impianti denunciano: 

ll ministero dell'Economia "ha deciso di confiscare il rimborso che, dopo oltre 15 anni di trattative, il Governo precedente aveva finalmente approvato con la finanziaria 2018 in termini di credito d'imposta a favore dei gestori, riconoscendo il maggiore livello di commissioni bancarie collegate alle transazioni con carte di credito, subito in ragione dello straordinario peso fiscale che grava sul prezzo dei carburanti".

Sotto accusa un passaggio della Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate che, ad oltre un anno di distanza dall'entrata in vigore, ha istituto il codice tributo che rende operativo il credito di imposta. Un documento che ha di fatto ristretto la platea delle transazioni interessate dal beneficio fiscale a quelle collegate alla fatturazione elettronica, lasciando invece fuori i comuni pagamenti fatti dai cittadini senza partita Iva. Inoltre tra gli emendamenti in discussione al decreto semplificazioni ci sarebbe proprio una norma volta a fornire una "copertura" legislativa alla correzione, limitando e definendo con maggiore chiarezza le tipologie di transazioni. Si tratterebbe della risoluzione di uno sconto fiscale che secondo le stime costerebbe alle casse pubbliche 30 milioni di euro.

La nota congiunta è firmata da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio ed è indirizzata ai ministri dello Sviluppo Luigi Di Maio e dell'Economia Giovanni Tria e ai sottosegretari al Mise Dario Galli e al Mef Massimo Garavaglia.

"Al prezzo medio attuale della benzina (circa 1,5 euro al litro), ogni 100 euro di commissioni che il sistema bancario pretende dal gestore, 66,59 euro sono generati dal tributo incassato dall'Erario, vale a dire proprio dal Mef che quindi più di qualunque altro soggetto dovrebbe sostenere e prudentemente difendere tale provvedimento. Quel provvedimento sul credito d'imposta che, partorito 13 mesi fa, i gestori non hanno neanche potuto cominciare a spendere per i ritardi dell'amministrazione, è stato reso persino tassabile ed è stato incassato nel frattempo dal monopolista Nexi che ha nel frattempo cominciato a raddoppiare il peso delle commissioni, senza che né il Mef, né l'Antitrust, trovassero niente da ridire, nonostante le ripetute sollecitazioni. Vi è poi l'aumento esponenziale delle transazioni con carte di credito causato dall'introduzione degli obblighi relativi alla fatturazione elettronica".