Paranza dei bambini, l'ex narcos: Non è un film contro Napoli

Pietro Ioia, ex trafficante ed ex detenuto, ha recitato nel film di Giovannesi e Saviano

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"Il mio personaggio insegnava ai ragazzini come tagliare e smerciare la droga. Non ho fatto fatica. Era la mia vita"

Napoli.  

“Non è un film contro Napoli, anzi è il modo migliore per dire ai ragazzi: non fate come loro, perché la camorra e la droga sono una strada senza ritorno”.

A parlare è uno degli attori de "La Paranza dei Bambini". Un attore speciale. Pietro Ioia, 59 anni, ex narcotrafficante napoletano, ha recitato in un ruolo particolare nel film di Claudio Giovannesi tratto dal libro di Roberto Saviano e vincitore dell'Orso al Festival di Berlino per la sceneggiatura. Faceva il “maestro”, non tra i banchi di scuola ovviamente, ma all'ultimo piano di un palazzo del rione Sanità, il suo bunker. Per Ioia recitare nel film è stato come rivivere la sua “iniziazione” quando ha cominciato a spacciare e poi trafficare coca dalla Colombia in Spagna e poi in Italia.

“In quell'appartamento super controllato dovevo istruire i ragazzini su come si taglia l'hashish e la coca, e come si smercia. Poi a un certo punto i ragazzi si rivoltano contro di me e mi fanno fuori. Ti dirò: non ho fatto fatica a mettermi nei panni di Alvaro (il nome del personaggio che interpreta nel film n.d.r). Ho fatto 22 anni di carcere per spaccio e traffico. Era la mia vita”.

Pietro ha scontato la sua pena nel carcere di Poggioreale dove ha subito la violenza della “cella zero”, raccontata poi in un libro e in una piece teatrale. Oggi è impegnato con la sua associazione Ex Don, ex detenuti organizzati di Napoli, al fianco di chi subisce “il sistema carcerario”, contro il sovraffollamento, l'inumanità della detenzione che a volte si trasforma in tortura, come è accaduto a lui, oppure più spesso in una privazione di diritti e dignità. In questi giorni Pietro è al fianco dei familiari di Claudio Volpe, il detenuto 34enne morto la scorsa settimana a Poggioreale in circostanze poco chiare, su cui sta indagando la magistratura napoletana (tutta la storia ve la raccontiamo venerdi alle 22,30 nella prossima puntata de La Linea in onda sul canale 696 Ottochannel).

“Io preferisco fare l'attivista, cioè sento di essere più utile. Ma dicono che sono bravo anche come attore” aggiunge Ioia che ci spiega perché il film di Giovannesi è assolutamente da “assolvere”.

“Innanzitutto perchè le bande di ragazzini mica stanno solo a Napoli. E poi perché il messaggio del film è chiaro: non vi montate la testa perché tutto questo è una via senza ritorno”.

Tutto questo significa le pistole, le stese, la coca, i tavoli con fiumi di champagne, auto di lusso e vestiti firmati.

“E' questo che vogliono adesso sti ragazzini – aggiunge Ioia – non hanno altri obiettivi, non hanno progetti. Vogliono solo i soldi. Prima era diverso. Oggi possono farlo perché c'è un vuoto di potere, i vecchi boss sono finiti in galera e loro pensano di poter fare quello che gli pare”.

Il film è anche un monito per le istituzioni. Ioia ne è convinto. Nessuno insomma può sentirsi al riparo dalle responsabilità sociali che portano alla devianza e alla delinquenza giovanile. “Ci vogliono più centri culturali, più assistenza, ci vogliono luoghi in cui far crescere questi ragazzi in modo sano. Faccio un esempio che mi è rimasto molto impresso. Emanuele Sibillo”.

Lo hai conosciuto?

“Si, quando è uscito dal carcere minorile voleva fare il giornalista. Una volta mi disse: un giorno vegno a farti un'intervista Pietro. Poi quando è tornato nel suo contesto familiare si è dimenticato quello che voleva veramente fare, chi voleva essere”.

La storia di Emanuele Sibillo, il boss ragazzino di Forcella, è la storia di molti altri giovanissimi del centro storico, storie realmente accadute, vite bruciate, che Saviano non ha fatto altro che portare in un racconto di formazione al contrario, dove un adolescente scende all'inferno perchè è sempre la strada più facile. Non è un film sulla camorra, ma sulla giovinezza perduta. Un tema universale.

“Quindi lo ripeto non è un film contro Napoli e non può fare del male ai ragazzi- aggiunge Ioia - Ai giovani dico che si devono divertire, ma non fate come quelli, non li emulate, perché da quell'inferno non si torna indietro”.