Caso Salerno, il Pd irritato: pressing sul sindaco per ritirare le dimissioni

Dopo l’attacco di De Luca a Manfredi e Fico, il partito valuta una mossa politica

caso salerno il pd irritato pressing sul sindaco per ritirare le dimissioni

Le dimissioni del sindaco di Salerno aprono una crisi nel Campo largo campano. Da Roma filtra l’ipotesi di chiedere un passo indietro. Ma il nodo De Luca rischia di far saltare l’intesa per le comunali 2026

Napoli.  

Cinquantuno minuti di diretta social sono bastati a riaprire tutte le faglie del centrosinistra campano. Le accuse di Vincenzo De Luca contro Gaetano Manfredi e Roberto Fico hanno prodotto un effetto immediato: le dimissioni del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, considerate a Roma una forzatura imposta dall’ex governatore nel suo piano di rientro politico al Comune e di candidatura alla presidenza della Provincia. La tensione ha attraversato Napoli ed è arrivata fino ai vertici nazionali del Partito Democratico. A margine dell’assemblea nazionale delle donne dem, i colloqui tra dirigenti e rappresentanti regionali hanno fatto emergere una forte irritazione per i toni di De Luca e per la decisione di “spodestare” un sindaco iscritto al partito. Da qui l’ipotesi, che circola nella segreteria nazionale, di invitare informalmente Napoli a ritirare le dimissioni. Una mossa politicamente significativa, ma che difficilmente troverà l’assenso dell’interessato.

Il sostegno a Manfredi

A Roma è invece stato apprezzato il comunicato del gruppo consiliare Pd di Salerno, che ha espresso «orgoglio» per il lavoro svolto e un sostegno esplicito a Manfredi, respingendo «lezioni» dall’esterno. Non è escluso che dal livello nazionale venga chiesto un chiarimento formale al segretario regionale del Pd, Piero De Luca, chiamato a un equilibrio complesso: gestire la linea del partito senza sconfessare le scelte del padre. Il Movimento 5 Stelle sceglie una strategia meno rumorosa ma più incisiva. Il coordinatore regionale Salvatore Micillo chiede l’immediata convocazione di un tavolo regionale e di cinque provinciali per costruire un percorso comune verso le amministrative 2026. Ma pone una linea rossa netta: con De Luca candidato sindaco a Salerno, l’alleanza salta. Lo ribadisce Andrea Cioffi, riferimento territoriale dei Cinquestelle: se il candidato è Vincenzo De Luca, «non possiamo essere nella coalizione che lo sostiene». Se il Pd indicherà un nome diverso, «si può ragionare». È lo spartiacque che trasforma il Campo largo in un campo minato. A Salerno si delineano due blocchi. Da un lato, un’area alternativa che ragiona informalmente insieme: Cinquestelle, Avs, Azione, pezzi di Casa Riformista e gruppi civici ipercritici della gestione deluchiana. Dall’altro, l’ipotesi De Luca, che potrebbe contare su Psi, lista personale e — resta da capire — sul Pd. Nel centrodestra prende quota una candidatura civica sponsorizzata da Forza Italia, mentre la Lega alza il tiro. Il senatore Gianluca Cantalamessa annuncia un’interrogazione al ministro dell’Interno: «Il sindaco non si è dimesso, è stato dimesso». Una frase che fotografa il clima e certifica che la partita salernitana è ormai nazionale.