Di questo passo, finirà che qualcuno chiederà il ritiro dalle scuole di "Ma che bel castello Marcondinondirondello", accusandola di essere un’apologia del sistema feudale e della gerarchia delle caste. O forse vedremo commissioni parlamentari d’inchiesta su "Stella stellina", rea di contenere palesi richiami alla simbologia massonica del Grande Architetto. E che dire dei Gazosa? Quel "www mi piaci tu" era chiaramente un’inquietante profezia sull’egemonia della pornografia online.
Sembra assurdo? Eppure è esattamente il livello del dibattito che sta accompagnando la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo.
La fiera dell'assurdo
Siamo ufficialmente entrati nella fase del "chi la spara più grossa". Non è bastato il verdetto del pubblico o della sala stampa; per molti, la canzone vincitrice non è solo un brano musicale, ma un pericoloso manifesto politico-criminale. Abbiamo letto di tutto:
Connessioni con la camorra: Perché, ovviamente, se una canzone ha successo a Napoli o parla certi linguaggi sentimentali, deve per forza esserci dietro lo "zampino". Un riflesso condizionato che puzza di pregiudizio stantio.
Maschilismo e anti-divorzismo: L'accusa più esilarante? Dire "per sempre" in una canzone d'amore sarebbe un attacco frontale alla legge sul divorzio e una visione retrograda della società. Seguendo questa logica, dovremmo arrestare il 99% dei parolieri mondiali dagli anni '50 a oggi.
L'amore eterno e la "polizia del pensiero"
Quante canzoni parlano di amore eterno? Migliaia. Che poi l'amore finisca è "semplicemente vita", ma l'arte vive di iperboli, di promesse assolute, di sentimenti totalizzanti. Trasformare una licenza poetica in una colpa sociale è l'esercizio preferito di chi ha perso il contatto con la realtà (e con il senso estetico).
La fine della critica, l'inizio del complotto
La storia di Sanremo è piena di canzoni brutte, mediocri o dimenticabili. Ma una volta ci si limitava a cambiare canale o a fischiare. Oggi no. Oggi, se una canzone non ci piace, dobbiamo trovarci dentro l'imminente apocalisse, il degrado morale della nazione, il complotto strutturale.
Mentre il dibattito affonda in queste sabbie mobili di sociologia spicciola e vergognosi accostamenti, restiamo in attesa del colpo di grazia: il genio di turno che ascolterà il brano al contrario per trovarci messaggi satanici o un messaggio subliminale per spingere a spargere parmigiano sullo spaghetto a vongole.
A volte, una canzone è solo una canzone. E il fatto che piaccia a milioni di persone non è un crimine, è solo democrazia del telecomando. Fatevene una ragione.
