A Napoli un bene confiscato alla camorra diventa una casa di semi-autonomia per donne vittime di violenza, tratta e sfruttamento. L'immobile, assegnato al comune nel 2016, è stato affidato alla cooperativa sociale Dedalus che dopo i lavori di ristrutturazione ha avviato le attività.
Il progetto è stato presentato oggi a Palazzo San Giacomo. La casa è da subito operativa, ed ospita già delle donne che hanno avviato un percorso di rinscita e riscatto.
Nella Sala Giunta l'incontro con la Vicesindaco e Assessora all’Urbanistica, Laura Lieto, dell’Assessore alla Legalità Antonio De Iesu, dell’Assessora allo Sport e alle Pari Opportunità Emanuela Ferrante, della Presidente del Consiglio Comunale, Enza Amato, e di Tania Castellaccio, socia della cooperativa Dedalus, la nuova casa di semi-autonomia destinata a donne vittime di violenza, tratta e sfruttamento.
Un presidio di libertà
“L’apertura di questa casa non rappresenta solo un traguardo amministrativo, ma un segnale di speranza: la dimostrazione che dai luoghi del crimine può germogliare una nuova cultura del rispetto e della solidarietà”.
Laura Lieto, vicesindaco di Napoli
“Abbiamo fatto un lavoro tra assessorati molto significativo di collaborazione e di costruzione di interventi interdisciplinari per garantire la protezione fisica, quando è necessaria, ma soprattutto per offrire programmi di accompagnamento per le persone. Le donne sono la maggioranza delle vittime, ma ci sono naturalmente anche uomini o persone transgender che vivono una condizione difficile e che, grazie a programmi che vanno dall’assistenza legale all’assistenza psicologica, vengono accompagnate lungo un percorso che porti a una vita normale”, ha affermato la vicesindaco Lieto.
L’assessore De Iesu: completiamo un percorso
“Quando riusciamo a dare una destinazione adeguata a un bene confiscato – ha sottolineato l’assessore De Iesu – completiamo idealmente un percorso. Si parte dalle attività investigative per arrivare al sequestro, alla confisca e alla restituzione del bene alla collettività. L’amministrazione comunale sta svolgendo un lavoro significativo per utilizzare al meglio i beni confiscati: è un dovere ed è una forma di attenzione verso la collettività. Per questo abbiamo costituito una struttura amministrativa specifica. Facciamo una valutazione sui progetti di riutilizzo che ci vengono presentati e, sulla base di questi progetti, assegniamo l’immobile, effettuando anche verifiche successive sul rispetto dell’impegno assunto”.
Violenza tra i giovani
“I casi di violenza – ha ricordato l’assessora Ferrante – sono sempre più frequenti. Dall’inizio dell’anno ne abbiamo già registrati una decina. Fino a oggi sono state adottate importanti decisioni dal punto di vista repressivo, però siamo di fronte a un fenomeno che si sta ampliando sempre di più verso le fasce giovanili. Questo ci spaventa, ma ci fa anche capire che nei rapporti affettivi c’è qualcosa che non funziona. È anche su questo che bisogna lavorare. Andiamo spesso nelle scuole a confrontarci anche con i più piccoli, perché è importante cominciare da loro per far capire le corrette modalità di vivere i rapporti affettivi”.
Violenza economica
“Questo bene confiscato alla criminalità – ha affermato Tania Castellaccio, della cooperativa Dedalus - ha un valore simbolico perché è destinato alla protezione delle donne vittime di violenza e di tratta, e ai loro percorsi di autonomia. Elemento fondamentale del progetto è offrire strumenti di empowerment alle donne, perché la violenza non è solo quella fisica. C’è un grande tema ancora poco visibile: quello della violenza economica. Per questo saranno attivate azioni di sostegno volte alla formazione, alla professionalizzazione e all’inserimento lavorativo, perché l’autonomia economica è volano di libertà».
