Una corsa contro il tempo che si è trasformata in un incubo giudiziario e clinico. Mentre un bambino di soli due anni e mezzo lotta tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi, la Procura di Napoli cerca di fare luce su una catena di presunti errori che avrebbe portato all'impianto di un cuore "bruciato".
Sei indagati e il sospetto del ghiaccio secco
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, ha già prodotto i primi nomi nel registro degli indagati: sono sei i sanitari sotto accusa per lesioni colpose. Il fascicolo punta i riflettori sulle due equipe che il 23 dicembre scorso hanno gestito l'operazione. Le indagini si concentrano meticolosamente su ogni singolo anello della catena del trapianto. Si parte dal delicato momento dell’espianto a Bolzano, dove un errore nella gestione del ghiaccio secco o l'uso di contenitori non adeguati potrebbe aver deteriorato l'organo. La magistratura sta analizzando anche la fase del trasporto sul volo dedicato, che deve tassativamente rientrare nel limite delle quattro ore, fino al momento cruciale dell’arrivo a Napoli. Qui, il sospetto dei periti è che lo stato dell'organo non sia stato verificato con la dovuta accuratezza prima di procedere alla rimozione del cuore originario del piccolo.
La battaglia legale per la verità
Questa mattina gli avvocati della famiglia, Francesco Petruzzi e Angelo Riccio, hanno varcato la soglia della Procura per acquisire i verbali clinici. L’obiettivo è chiaro: ottenere una "third opinion" che possa dirimere il conflitto tra il Monaldi, che ipotizza un secondo trapianto, e l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che invece ha espresso un parere decisamente più pessimista. "Chiederemo consulti ai maggiori centri di ritrapiantologia europei, da Londra a Berlino, fino a Utrecht", spiegano i legali.
Al momento, la Procura ha ritenuto prematuro procedere con l'incidente probatorio, poiché le condizioni del bambino sono in continua evoluzione e l'organo è ancora "in visione" ma non sotto sequestro, permettendo così alla famiglia di consultare specialisti esterni.
Il limite sottile tra errore e fatalità
Sulla vicenda è intervenuto anche Luciano G. De Carlis, presidente della Società Italiana dei Trapianti d’Organo (SITO), sottolineando quanto queste procedure siano ad altissimo rischio. Sebbene i protocolli siano rigidissimi e ogni passaggio debba essere verbalizzato da equipe composte da circa venti persone, esiste una soglia fisiologica di insuccesso, tra il 3% e il 5%, definita "non funzionamento primitivo", le cui cause rimangono spesso avvolte nel mistero della medicina. Sarà l'inchiesta giudiziaria a stabilire se in questo caso si sia trattato di una tragica fatalità o di una catena di superficialità umane.
L'attesa di una madre
Fuori dal reparto, il silenzio di Patrizia Mercolino, la madre del piccolo, pesa più di mille dichiarazioni. La donna attende oggi il responso dell’Heart Team del Monaldi, che dovrà decidere se mantenere il figlio in lista trapianti. "Spero che i medici di Roma si sbaglino", aveva sussurrato ieri, lanciando un appello disperato che è arrivato fino al Papa. Tutta la famiglia del piccolo resta ora con il fiato sospeso, in attesa di un bollettino medico che possa riaccendere la speranza.
