Inchiesta TAV, Gratteri: I subappalti sono anello debole. E ai giovani: studiate

Il Premio Giancarlo Siani va al capo degli inquirenti di Napoli, la cerimonia al Suor Orsola

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Subappalti, abuso d'ufficio, uso dei jammer, ma anche disagio giovanile, giornalismo, criminalità organizzata. Gratteri a confronto con centinaia di studenti

Napoli.  

«I subappalti sono l'anello debole dello Stato, il luogo dove la corruzione stritola le opere pubbliche». Non usa mezzi termini il Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, per commentare i dettagli emersi dall'inchiesta sui lavori della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari, che ha svelato un articolato sistema di tangenti e caporalato nei cantieri. L'attacco del magistrato è arrivato a margine della XXII edizione del Premio Giancarlo Siani, svoltasi nell'Aula Magna dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove Gratteri - insieme allo storico Antonio Nicaso - ha ricevuto il riconoscimento per il libro «Senza scorciatoie. Una storia per dire no alle ingiustizie» (Mondadori), votato da centinaia di studenti delle scuole campane.

Appalti e corruzione: l'anello debole dei subappalti e le riforme normative

Rispondendo alle domande dei cronisti sugli sviluppi investigativi riguardanti la TAV e le grandi opere infrastrutturali, Gratteri ha puntato il dito direttamente contro le falle legislative del sistema preventivo e del Codice degli appalti.

«Per quanto riguarda la corruzione all'interno degli appalti, una cosa che andava regolamentata era il divieto dei subappalti. Ogni volta che c'è un subappalto c'è la mazzetta, ed ogni volta che c'è un subappalto, per rientrare con i costi, si realizzano opere difformi dal progetto - ha detto Nicola Gratteri -  Le mafie, i faccendieri e gli ingordi si concentrano dove ci sono denaro e potere. Più la catena dei passaggi si allunga, più i margini puliti si assottigliano e lievitano le mazzette».  

Il Procuratore ha espresso forte preoccupazione per le recenti riforme che, a suo avviso, ostacolano il contrasto ai reati contro la Pubblica Amministrazione e ai colletti bianchi: "L'abolizione dell'abuso d'ufficio: non è vero che era un reato residuale; la sua cancellazione rende molto più complesse le indagini sulla PA. Poi le modifiche alla Corte dei Conti: oggi, quando si dimostra la responsabilità contabile di un amministratore o pubblico dipendente, anche in caso di condanna si paga solo il 30%. Sembra di essere al periodo degli sconti da outlet. Infine l'interrogatorio preventivo: L'obbligo di interrogare l'indagato prima dell'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare trasforma l'attività investigativa in una continua corsa all'ostacolo».

La Procura di Napoli: «Produttività alta e risposte ai diffamatori»

Tracciando un bilancio del lavoro svolto all'interno degli uffici giudiziari partenopei, Gratteri ha rivendicato i risultati operativi conseguiti dall'insediamento: «Si sta lavorando molto a Napoli. Abbiamo organizzato un bell'ufficio di magistrati motivati e una polizia giudiziaria di altissima qualità. Questo ci permette di aumentare la produttività e la tenuta giudiziaria: ad oggi, il 95% delle nostre ordinanze di custodia cautelare viene confermato in sede di riesame».

Il capo della Procura ha risposto anche alle critiche sulla sua operatività: «Mi viene facile rispondere ai diffamatori che dicono che non sto mai in ufficio: la mattina alle sette e mezza sono già al lavoro, dormo poco, ho il cellulare sempre acceso e la fortuna di collaborare con grandissimi professionisti».

Sicurezza nelle carceri: via libera ai jammer contro i cellulari

Sul fronte della sicurezza penitenziaria, Gratteri ha confermato l'esito positivo dei test sugli inibitori di frequenza (jammer) per impedire l'uso illecito di telefoni cellulari da parte dei detenuti:

«In passato mi si diceva che i jammer facessero male, ma io ne ho uno dietro le spalle da anni e non ho mai commesso reati. È una tecnologia cruciale. Il Ministero della Giustizia ha avviato la prima sperimentazione nel carcere di Secondigliano ed è riuscita. Ora si valuta l'acquisto di altri quattro dispositivi per coprire cinque istituti penitenziari, partendo dalle sezioni ad alta sicurezza dove il problema è più critico».

Il ricordo di Giancarlo Siani: «Insegnare ai giovani senza creare miti irraggiungibili»

Il confronto con la giuria di studenti ed esperti dell'Ateneo partenopeo ha offerto l'occasione per riflettere sull'eredità di Giancarlo Siani, il giovane cronista de Il Mattino assassinato dalla camorra nel 1985. Alla cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, il Rettore dell'Ateneo Lucio d'Alessandro, il Presidente della Fondazione Siani Gianmario Siani, il consigliere Paolo Siani, il direttore della Scuola di Giornalismo Marco Demarco, il presidente dell'OdG Campania Ottavio Lucarelli e il segretario generale aggiunto FNSI Claudio Silvestri.

«Studio sempre le storie delle vittime - ha spiegato Gratteri - perché insegnano il rigore e la coerenza che hanno spinto i mafiosi ad uccidere. Figure da ammirare, ma da non mitizzare: non dobbiamo trasformarle in divinità irraggiungibili per non tarpare le ali ai ragazzi. Come abbiamo scritto nel libro 'Non chiamateli eroi', i giovani devono sentire queste figure vicine e prenderle come guida».

Rivolgendosi direttamente agli studenti presenti in aula, il magistrato ha sottolineato l'importanza dell'istruzione: «L'istruzione è l'unica arma di riscatto per comprendere il mondo degli adulti e non farsi fregare. Se rimanete nell'ignoranza sarete facile preda della camorra e carne da macello per i clan».

Giornalismo e territorio: gli errori urbanistici e la professione oggi

Sollecitato sul futuro del giornalismo e sulle criticità storiche del Mezzogiorno, Gratteri ha aggiunto: «È una professione sottopagata e bistrattata; non immaginate di diventare ricchi, fatelo solo per passione e per amore della verità. A Napoli è stata fondamentale la sensibilità di mantenere vivo il ricordo di Siani: quando la memoria si coltiva, le morti non sono vane».

Sulle ferite urbane di Napoli: «Il più grave danno strutturale per la città è avvenuto un minuto dopo il terremoto dell'Ottanta, con le scelte urbanistiche che hanno creato i quartieri di Caivano e Secondigliano. Quel modello di aggregazione è stato un errore colossale che ha favorito il proliferare della camorra, infettando l'intera regione. Tuttavia, oggi dobbiamo iniziare a guardare il bicchiere mezzo pieno e lavorare per il riscatto».