Tenta di sgozzare i passanti: voleva staccarmi un dito a morsi

L'allarme in Questura: correte, correte qui si sta scatenando l'inferno

Napoli.  

 

di Simonetta Ieppariello

«Mi ha aggredito, aveva un coltello. Mi sono difeso, lui mi ha afferrato un dito e lo ha morso: me lo ha quasi staccato».

Il racconto è di Antonio A., 23 anni, vittima dell'aggressione di un cittadino gambiano, Dibba Dawda. Il giovane africano lo ha picchiato con violenza e senza un apparente motivo tra le urla, il fuggi fuggi e poi il sangue. La follia si è scatenata all'improvviso. Quell'uomo di colore impugnava una bottiglia rotta e ha iniziato a colpire all'impazzata. Una furia cieca.

E' accaduto in piazza Enrico de Nicola.
Solo il caso ha voluto che non si contassero le vittime. A lanciare l'allarme una chiamata alla Questura: «Correte, qui si sta scatenando l'inferno». Dibba Dawda, il 23enne gambiano senza permesso di soggiorno ha iniziato a lanciare bottiglie contro i passanti e gli automobilisti.

Ha colpito e ferito violentemente un 21enne alla testa, poi con due fendenti ha centrato al collo un 19enne. Schegge di vetro hanno colpito anche altri due africani che erano lì, a pochi metri dall'aggressore. La scena si è verificata sotto gli occhi di tanti automobilisti e passanti terrorizzati. L'uomo potrebbe aver assunto alcol o droghe.

Il giovane non aveva con sè documenti e ha tentato di fornire false generalità ai poliziotti. Per la profonda ferita alla mano destra è stato portato al pronto soccorso del Loreto Mare. 
I due ragazzi feriti si trovano nella stessa struttura, ed è proprio lì che hanno riconosciuto l'aggressore. Il 21enne colpito alla testa è stato dichiarato guaribile in due settimane, più serie sono apparse invece le condizioni del 19enne che l'africano ha tentato di sgozzare. Questione di millimetri, e il colpo sarebbe risultato fatale.

Anche in ospedale il gambiano ha dato in escandescenze alla vista dei due giovani: tentando di aggredirli e minacciandoli di morte. 
Per riuscire a conoscere la vera identità dell'extracomunitario è stato necessario portarlo negli uffici della Polizia scientifica. Le impronte digitali sono state utili per dargli un nome. Dibba Dawda era uno specialista delle false identità. Ne utilizzava almeno tre-quattro, falsi nomi da fornire in occasione dei controlli delle forze dell'ordine. Dalle indagini è emerso anche un altro dato inquietante: l'uomo era stato già segnalato e denunciato per reati anche gravi, come lo spaccio di droga e il porto di armi. Ora è accusato di tentato omicidio aggravato, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Dibba Dawda è un clandestino. Chewe Azibo» era uno degli alias che utilizzava per non farsi identificare quando veniva fermato da polizia e carabinieri.

Solo quattro mesi fa, all'inizio dell'anno, nella stessa zona di piazza de Nicola, si sfiorò un'altra tragedia: un gambiano aggredì con un'ascia un senegalese.