«Spari, fuga, sangue. Volevano lo scooter. Pensai: sono morto»

Il dramma di Antonio Malinconico

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Torre del Greco.  

 

di Simonetta Ieppariello

Una vita che cambia. In pochi attimi. La paura di morire e la tua vita che ti scorre davanti agli in occhi in una manciata di minuti, mentre ti sparano al torace per portarti via uno scooter. Questa è la storia di Antonio Malinconico, venti anni di Torre del Greco.

Un tentativo di rapina finito nel sangue quello che subì nel dicembre di due anni fa, in una sera come tante, a pochi giorni dal Capodanno. Da allora nulla è mai più stato come prima. Oggi ancora Antonio è in ripresa. Guarda al futuro, ma quei momenti tragici tornano di drammatica attualità. Ieri i Carabinieri hanno arrestato un altro presunto componente di quella banda.

Antonio in quella tentata rapina perse la milza per quegli spari, ha dovuto subire delicati interventi chirurgici per tornare a vivere normalmente. Ma di normale, in questa storia, non c’è nulla. Una furia atroce quella della banda che entrò in azione, spietata, per tentare di rubargli lo scooter.

Intorno alle ore 22:00 del 27 dicembre, presso via del Corallo, Antonio Malinconico si trovava insieme alla sua fidanzata, a bordo dello scooter un Sh. I banditi lo avvicinarono e provarono a fermarli, per sottrarre loro la moto. Il ragazzo si ribellò coraggiosamente per cercare di difendere la sua compagna. Poi, i due rapinatori, gli spararono, prima alla caviglia, poi al torace, poi lo abbandonarono in una pozza di sangue davanti ad una pizzeria di via Cesare Battisti. I primi 5 arresti avvennero lo scorso maggio. Alcuni dei fermati erano minorenni. Le accuse pensantissime: tentata rapina, tentato omicidio, porto abusivo di armi comuni e da guerra e anche munizioni. Ieri il quinto arresto.

«Non dimenticherò mai quella sera di dicembre - racconta con la voce che lascia trasparire il suo dolore Antonio al telefono -. Ho pensato per quel tempo breve, ma che in quei momenti mi è sembrato una eternità, che stavo per morire. Non vorrei che nessun altro essere umano provasse quanto ho vissuto. La mia lenta riabilitazione è stata non solo fisica, ma anche psicologica. E’ servito del tempo anche per riuscire ad uscire con gli amici senza avere più paura. Credetemi la paura è peggio delle ferite fisiche, perchè non va più via. Solo grazie a specialisti, alla mia famiglia e alla mia fidanzata Pia Restrigi sono riuscito a fare, giorno dopo giorno, dei piccoli passi in avanti».

Si chiedeva se sarebbe sopravvissuto in questi drammatici minuti Antonio, e oggi quando la giustizia ha fermato l’ennesimo presunto componente di quella banda Malinconico dice: “mi ha fatto tanto male pensare che erano dei ragazzi come me. Oggi non posso giocare una partita di pallone. Una pallonata all’addome è troppo rischiosa nelle mie condizioni. Non posso fare sport, come prima. E, credetemi, non è bello sentirsi limitato.

Oggi, però, sono più sereno perchè la giustizia sta facendo il suo corso. Se così non fosse stato avrei perso fiducia anche nelle istituzioni”.

Dal canto suo Antonio Malinconico lancia un monito a chi, giovane, si avvia a violenza e crimine.

«Vorrei dire a tutti i ragazzi, i ragazzini persino i bambini di impegnarsi per vivere nella luce e nella legalità. La violenza non può essere la scelta, non può essere la vita. Anzi, parlando di baby gang credo che le pene debbano essere severe perchè la cosiddetta punizione non può essere una “ramanzina”, ma deve essere un percorso di rinascita, concreta. Vorrei cogliere l'occasione di questa intervista per ringraziare il dottore primario Roberto Palomba e il suo team per avermi salvato la vita quel 27 dicembre è tutto il nucleo operativo che hanno svolto le indagini» .