di Siep
Li ha riconosciuti, Li ha guardati in faccia. In lacrime ha detto, con voce bassa, visibilmente provata: "Sì, sono loro i miei stupratori". Li ha riconosciuti nel corso di un incidente probatorio. Avrebbero abusato di lei a turno, dopo averla drogata.
In cinque furono arrestati e la storia della turista inglese violentata in un hotel di Meta di Sorrento ha fatto il giro del mondo. Questa mattina la donna è arrivata dal Regno Unito e si è diretta in procura a Torre Annunziata dove ha parlato con il pm che aveva coordinato le indagini e disposto l'incidente probatorio, in questo caso il riconoscimento davanti al giudici e agli avvocati difensori per far sì che le sue dichiarazioni assumano valore di prova nel corso del processo.Nel mirino dei pm i cinque, tutti allora dipendenti dell'hotel, che avrebbero anche scattato delle foto della turista nuda e drogata in uno sgabuzzino dell'albergo, scambiando commenti sulla violenza e su di lei in una chat che avevano chiamato 'cattive abitudini'.
"La mia assistita, nonostante la forte commozione, è riuscita a rendere una dichiarazione lineare, coerente e fedele ai fatti accaduti - spiega l'avvocato Lucilla Longone, il penalista italiano che assiste la donna inglese - la determinazione che le ha consentito di superare la vergogna di raccontare quel che le era successo trova origine nella sua volontà di contribuire alla ricostruzione della verità. Nonostante la tragedia vissuta e le lacrime che accompagnavano la sua deposizione è riuscita a riconoscere tutti gli indagati nonostante i visi nascosti dalle folte barbe. L'episodio non ha scalfito il suo giudizio positivo sulla costiera Sorrentina. Infatti è rimasta molto contenta della manifestazione di solidarietà che ha ricevuto dalle diverse associazioni e dai sindaci della costiera".
