La prima aggressione ad un medico del 2020 è avvenuto nella notte di capodanno. L’aggressione è avvenuta al San Giovanni Bosco una dottoressa internista è stata aggredita verbalmente e fisicamente con una bottigliata da un paziente probabilmente psichiatrico, senza un apparente motivo.
A denunciare l’accaduto è stata l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate che dalla sua pagina Facebook ha lanciato un messaggio chiaro.
“Ed è subito la prima ...Aggressione n.1 del 2020 - si legge nel post - Il primo episodio di violenza, nei confronti del personale sanitario, anche per quest’anno non si è fatto attendere. Questa notte, poco dopo la mezzanotte, presso il nosocomio partenopeo San Giovanni Bosco una dottoressa internista è stata aggredita verbalmente e fisicamente con una bottigliata in faccia, da un paziente probabilmente psichiatrico, senza un apparente motivo.
Molti gli episodi di aggressioni alle donne avvenuti nel 2019 ed è raccapricciante aprire il nuovo anno , con un episodio di violenza proprio contro una donna.
La stessa associazione con un altro post ha rilanciato la notizia choc di un gruppo di operatori sanitari intervenuti a Barra e che hanno subito un attacco con un petardo lanciato sotto l’ambulanza.
Il presidente Vincenzo De Luca ha espresso "Solidarietà e vicinanza alla dottoressa. Da oltre un anno ho personalmente chiesto al prefetto di Napoli e al ministero dell'Interno l'istituzione di un posto di polizia dentro l'Ospedale. Ribadiamo la richiesta: siamo di fronte all'ennesimo episodio di violenza rispetto al quale attendiamo un atto di presenza da parte dello Stato. Medici, paramedici e tutti gli addetti delle strutture sanitarie vanno tutelati e messi nelle condizioni di poter svolgere al meglio e nella massima tranquillità il loro fondamentale lavoro".
Durissime le parole del presidente provinciale della Croce Rossa, il dottor Paolo Monorchio, che sottolineato come “L'aspetto più inquietante di questi nuovi episodi di aggressione a personale sanitario e di danneggiamento delle ambulanze a Napoli è che ci si abitui a questo stato di cose, fatti che non avvengono neppure nei territori di guerra in quanto i mezzi di soccorso ed il personale sono protetti dalle convenzioni internazionali. A Napoli non è così".
