Una taglia da 120mila euro sui rapinatori che avevano sottratto un carico di cocaina destinato al clan Amato-Pagano. È uno degli elementi più inquietanti che emergono dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo partenopeo, culminata oggi nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone.
Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso.
La rapina a Casavatore
Al centro delle indagini una rapina a mano armata avvenuta nell’aprile 2023 a Casavatore. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un gruppo legato al clan della Vanella Grassi avrebbe assaltato due corrieri calabresi incaricati di trasportare 20 chilogrammi di cocaina inviati dalla ‘ndrangheta e destinati al clan Amato-Pagano.
La droga, anziché raggiungere i destinatari, venne intercettata e portata via. Un colpo che avrebbe scatenato una reazione durissima: la criminalità calabrese avrebbe infatti messo una “taglia” sui responsabili, offrendo 120mila euro per individuarli e punirli.
Le indagini, sviluppate tra il 2024 e il 2025 anche attraverso attività tecniche e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di ricostruire nel dettaglio le fasi organizzative ed esecutive dell’assalto, individuandone presunti mandanti ed esecutori materiali.
Il debito da mezzo milione e i 60mila euro incassati
Secondo quanto emerso, a ideare la rapina sarebbe stato Simone Bartiromo, che avrebbe agito per saldare un debito di circa 500mila euro. Per l’operazione avrebbe incassato 60mila euro.
Oltre ai presunti appartenenti al clan della Vanella Grassi, tra gli arrestati figurano anche due calabresi ritenuti i corrieri che si sarebbero fatti sottrarre il carico di stupefacenti.
Cinque ore nascosto dietro un armadio
Particolari anche le modalità di cattura di uno dei destinatari della misura cautelare. L’uomo è stato trovato dopo ore di ricerche nascosto in una nicchia ricavata dietro un armadio, dove si sarebbe rifugiato per circa cinque ore nel tentativo di sfuggire all’arresto.
Per depistare i militari, davanti alla porta dell’abitazione erano state sistemate scarpe da donna e da bambino, nel tentativo di far credere che in casa non fosse presente alcun uomo.
