Le minacce dal carcere: "Gratteri, ti sparo in faccia"

Il boss Troncone minaccia il pm dal carcere

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Napoli.  

La "Camorra di Serie A", come l'ha definita solo ventiquattr'ore fa il Procuratore Capo di Napoli risponde al pressing dello Stato con il linguaggio della violenza. L’offensiva giudiziaria che sta smantellando i vertici storici della malavita organizzata campana ha innalzato il livello di pericolo per Nicola Gratteri.

Vitale Troncone, 58 anni, considerato a capo dell'omonimo clan di Fuorigrotta, è stato trasferito d'urgenza al regime di carcere duro (41-bis). La decisione è scattata dopo l'intercettazione di una minaccia agghiacciante pronunciata in cella: "Gratteri, ti sparo in faccia".

Il boss, sopravvissuto a un agguato nel 2021, avrebbe pronunciato la frase osservando il magistrato in televisione. Un segnale di insofferenza che conferma quanto l'azione della Procura stia colpendo i gangli vitali dei clan. Pochi giorni fa, a Locri, Gratteri aveva ribadito il peso delle sue scelte: "Ho rinunciato alla mia libertà per fare queste indagini, chi conosce la mia storia sa quanto io e la mia famiglia siamo stati sovraesposti".

Solo ieri, il blitz della DDA e dei Carabinieri del ROS aveva portato all'arresto di 23 esponenti del clan Zagaria, tra cui i fratelli del boss Michele e il nipote imprenditore Filippo Capaldo.

L'inchiesta ha svelato un sistema di potere che, nonostante le detenzioni eccellenti, continuava a controllare il mercato immobiliare con estorsioni fino a 125.000 euro su ogni compravendita terriera, il narcotraffico attraverso un asse solido con la 'ndrangheta calabrese (clan Bellocco) e l'economia legale con un sequestro record di aziende per 40 milioni di euro.