"Rimborsopoli" a Torre Annunziata: indagati due consiglieri comunali

La Guardia di Finanza esegue un sequestro da 18mila euro per falsi rimborsi e truffa

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Torre Annunziata.  

Ancora un terremoto giudiziario scuote il Comune di Torre Annunziata. La Procura della Repubblica locale ha coordinato un'operazione della Guardia di Finanza che ha portato all'esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, per un importo complessivo di oltre 18.256 euro, nei confronti di due consiglieri comunali e di una terza persona. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: si va dalla truffa continuata ai danni del Comune alla falsità ideologica, fino alla sostituzione di persona.

L'indagine, ribattezzata "Rimborsopoli", è nata da una dettagliata segnalazione del Segretario Generale dell'Ente, il quale aveva riscontrato un'autentica emorragia di denaro pubblico legata ai gettoni di presenza e ai rimborsi per le commissioni consiliari. Nel solo primo quadrimestre, i costi per le sedute avevano superato i 94.000 euro, a cui si aggiungevano oltre 12.000 euro di rimborsi ai datori di lavoro.

Il sistema dei falsi rimborsi: i due stratagemmi

Secondo quanto emerso dalle indagini dei finanzieri, i due politici indagati avrebbero utilizzato espedienti differenti per indurre il Comune a erogare indebitamente somme di denaro.

Il finto posto di lavoro a 300 km di distanza: Il primo consigliere, in concorso con il padre, avrebbe creato un rapporto di lavoro fittizio presso una federazione sindacale con sede a Civitavecchia, guidata proprio dal genitore. L'obiettivo era giustificare l'assenza per l'intera giornata lavorativa e ottenere rimborsi gonfiati dal Comune, incassando oltre 14.162 euro. Le indagini hanno rivelato che la sigla sindacale era nata lo stesso giorno dell'assunzione del politico, il quale era l'unico dipendente e non si era mai recato a Civitavecchia. Le richieste di rimborso venivano inoltrate persino con firme false.

La truffa dei tempi di percorrenza: Il secondo consigliere, impiegato postale, dichiarava invece di muoversi esclusivamente con i mezzi pubblici e di impiegare ben 85 minuti per raggiungere il Comune dalla sede di lavoro. I servizi di osservazione e le telecamere della Guardia di Finanza hanno però dimostrato che l'uomo utilizzava regolarmente uno scooter, impiegando appena mezz'ora. Il Comune è stato così truffato per 4.093,70 euro, somma corrispondente alla differenza tra i tempi dichiarati e quelli effettivi.

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), nel disporre il sequestro di beni tra cui conti correnti, un orologio di valore e uno scooter, ha sottolineato l'estremo allarme sociale della vicenda, evidenziando come gli indagati abbiano "piegato" il proprio incarico pubblico per fini strettamente privati.

Consiglieri a giudizio anche per debiti con il Fisco

Il quadro emerso attorno a Palazzo di Città è ancora più fosco. Il Procuratore della Repubblica, Nunzio Fragliaso, ha infatti reso noto che altri tre consiglieri comunali e un ex assessore sono attualmente a giudizio (prossima udienza fissata al 17 giugno 2026).

L'accusa in questo caso è di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Gli imputati avrebbero dichiarato falsamente di non avere debiti con il Comune, nascondendo l'esistenza di cartelle esattoriali per tasse e tributi non pagati che avrebbero costituito una causa di incompatibilità con la carica amministrativa rivestita. Anche questa seconda tranche d'indagine era partita da una segnalazione dell'allora Segretario Generale. Solo dopo la scoperta del falso, i tre consiglieri hanno provveduto a saldare i propri debiti con le casse comunali.