L'onore delle armi e il fango degli altri: sto con Conte, comunque vada

Lontano anni luce dall'idea di calcio del tecnico leccese, con lui se il fango invade il campo

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Napoli.  

Esiste un confine sottile, ma invalicabile, che separa l’estetica del calcio dalla sua etica. Chi vi scrive ha una visione del rettangolo verde – e, per estensione, dell’esistenza – che si colloca agli antipodi esatti da quella di Antonio Conte.

Per me, il calcio è spettacolo, un gioco a viso aperto che accetta il rischio del baratro pur di inseguire la bellezza di un’offensiva. Un radicalismo tattico che un vecchio amico, battendomi regolarmente a scacchi, liquidava dandomi del "peggio che zemaniano": tutto attacco, nessuna retroguardia, zero calcolo.

Eppure, davanti al tribunale della dignità, le filosofie calcistiche si azzerano. Di fronte all'ignobile spettacolo di una situazione strisciante, emersa dalle cloache del cinismo più becero, non ho dubbio alcuno: io sto con Conte. Senza se, e senza ma.

C'è un limite oltre il quale il pragmatismo diventa complicità. Nel circo contemporaneo si è fatta largo l'idea che "tutto valga", che il fine giustifichi qualsiasi fango. Ma nella merda non si rimesta. Ci sono confini che nessuno può permettersi di valicare: che lo facciano guitti in calo di popolarità amen, è solo triste realtà...che si riprendano amenità e porcherie no, è inaccettabile.

Sto con Conte perché lo schifo a cui stiamo assistendo andrebbe semplicemente silenziato, insieme ai suoi mandanti, a chi ne trae profitto, a chi cinicamente ne gioisce da dietro le quinte.

La differenza tra un uomo e un manovratore sta tutta nel modo in cui si affronta l'ostacolo. Quando la vita ti piazza davanti un impedimento che ritieni ingiusto, la via maestra è una sola: guardarlo negli occhi. A viso aperto. Non si ricorre al mezzuccio, non si coltiva il sotterfugio, non si invoca una vagonata di fango mediatico per sminuire l'immagine dell'avversario e vincere a tavolino.

Antonio Conte ha un merito che oggi è merce rara: ci mette la faccia. Ce l'ha sempre messa, nel bene e nel male, con una ferocia intellettuale che può persino infastidire, ma che è specchio di una coerenza trasparente. Altri, semplicemente, la faccia non possono più mettercela per il banale motivo che l’hanno già persa da tempo.

Non è una questione di bacheche o di trofei alzati al cielo. Non sto con Conte perché mi ha fatto vincere. Sto con lui perché provo una repulsione viscerale per chi vuole trionfare senza giocare, delegando ad altri il lavoro sporco del fango per poi presentarsi a riscuotere il premio.

Il calcio, come la vita, sa essere crudele, ma conserva una sua intrinseca giustizia poetica. Ho visto sconfitti a testa alta camminare con la fiera consapevolezza di chi ha dato tutto, e risultare infinitamente più vincenti di certi rimestatori di sterco. Scelgo quelli, scelgo Conte, comunque vada, dovunque vada.