Ventidue misure cautelari, quattordici società sequestrate (tra cui bar, un lido balneare e sale scommesse) e un patrimonio di oltre due milioni di euro sottratto alla criminalità organizzata. È il bilancio del pesante golpe inferto dalla Dia di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), alla fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi, radicata sul litorale domitio e in particolare a Castel Volturno.
Un’operazione che fotografa una camorra imprenditoriale, capace di ripulire il denaro sporco della droga e delle estorsioni nelle attività commerciali di uso quotidiano. Eppure, a fare notizia, oltre alla cronaca giudiziaria, è il pesante clima di autoregolamentazione e timore che aleggia tra gli inquirenti a causa delle nuove linee guida del Csm sulla comunicazione istituzionale.
A sollevare il caso è lo stesso Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, che ha definito l'incontro con la stampa come un "esperimento" condizionato dai nuovi paletti normativi.
L'affondo di Gratteri: "La gente ha il diritto di sapere"
La conferenza stampa è diventata l'occasione di una sfida sul diritto all'informazione. Al centro delle critiche del Procuratore capo c'è la recente delibera del Csm, che estende la tutela della comunicazione non più solo alla presunzione di innocenza, ma alla più generica "reputazione della persona".
"L'informazione è un servizio, e la gente ha il diritto di sapere se quella persona che incontra al bar o quella con la quale è andata a cena è coinvolta in una indagine", ha dichiarato apertamente Gratteri.
Il capo della Procura partenopea non ha nascosto le difficoltà operative e il clima di forte apprensione che le nuove regole stanno generando all'interno degli uffici giudiziari e delle forze dell'ordine: "Avrei dovuto dire qualcosa in più rispetto ai fatti, qual è il livello, come si è giunti agli arresti di stanotte, ma come avete visto il direttore della Dia ha avuto difficoltà, per la paura, per il terrore di violare le disposizioni del Csm". Il rischio, paventato da Gratteri, è che la ricerca del bilanciamento tra garanzie dell'indagato e trasparenza si trasformi, di fatto, in un bavaglio alla cronaca giudiziaria.
L’Inchiesta: slot illegali, droga e la "cassa comune" dei Casalesi
Le indagini, avviate nel 2022 dal Centro Operativo Dia di Napoli, hanno permesso di ricostruire l'organigramma del clan Russo, storicamente federato ai Casalesi e guidato dai discendenti diretti di Giuseppe Russo, detto "Peppe o’ padrino", storico braccio destro del boss Francesco "Sandokan" Schiavone. L’inchiesta della Dda ha svelato i tre pilastri su cui si reggeva l'organizzazione.
Il welfare della camorra: I vertici gestivano i flussi di denaro provenienti da attività lecite e illecite attraverso una "cassa comune", utilizzata per garantire il sostentamento e lo stipendio alle famiglie dei detenuti al regime di 41-bis.
Monopolio del gioco d'azzardo: Il clan imponeva l'installazione di apparecchi da gioco alterati e gestiva piattaforme di scommesse illegali online. All'interno di uno dei locali sequestrati veniva persino spacciata droga direttamente agli avventori.
Le "squadrette" di picchiatori: Il clan non aveva abbandonato i metodi violenti. Per lavare i torti d'onore o recuperare i debiti di gioco non pagati, i reggenti assoldavano gruppi di giovani locali, vere e proprie spedizioni punitive per pestaggi a sangue.
Il network dei prestanome e i beni sequestrati
Il cuore economico del clan Russo-Schiavone è stato congelato dal decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dalla Dda. Tra i beni, del valore complessivo di oltre 2 milioni di euro, figura anche la lussuosa villa dell'attuale reggente dell'organizzazione. Il meccanismo di riciclaggio e autoriciclaggio poggiava su una fitta rete di prestanome compiacenti. Cittadini incensurati che, consapevoli di favorire i Casalesi, offrivano la propria identità giuridica per schermare bar, una gelateria, una pizzeria e un lido balneare.
"L'operazione odierna dimostra come la camorra casalese sia tutt'altro che sconfitta - ha dichiarato il Procuratore Aggiunto Michele Del Prete - e ha confermato la solidità imprenditoriale e la capacità di inquinare il mercato con investimenti e intestazioni fittizie. L'organizzazione ha sempre una sua ala militare violenta ma è chiaro che privilegia la parte economica degli investimenti per il riciclaggio dei proventi illeciti" .
