Le insidie della leadership nel campo largo, Fico: "Pensiamo al programma"

Da Napoli parte la sfida del centrosinistra. Manfredi avverte: fondamentali forze centriste

le insidie della leadership nel campo largo fico pensiamo al programma
Napoli.  

Alla vigilia del tanto atteso banco di prova di Piazza del Gesù a Napoli, l'eterno dilemma che attanaglia il centrosinistra torna a galla: la ricerca di un leader carismatico o la costruzione di un'identità condivisa? La risposta che giunge dai protagonisti del laboratorio partenopeo tenta di rovesciare il paradigma classico della politica, mettendo in discussione i personalismi a favore delle tesi sociali e delle convergenze concrete, proprio mentre a livello nazionale inizia a delinearsi la complessa roadmap verso il voto politico.

L'alleanza programmatica come vera guida

È Roberto Fico a tracciare una linea netta, definendo il programma stesso come l'unico vero leader in grado di federare le diverse anime dell'opposizione. L'ex presidente della Camera, forte dell'esperimento già collaudato a livello locale in Campania, ricorda come la convergenza sui temi sia stata la chiave di volta per superare i veti incrociati sul territorio e stringere un'intesa solida. Più che i nomi, per l'esponente del Movimento 5 Stelle contano le risposte strutturali da offrire al Paese, azzerando le speculazioni sui ritorni eccellenti della galassia grillina, come le voci su una lista autonoma di Alessandro Di Battista, liquidate con un perentorio e distaccato "non so di cosa stiate parlando".

Le tre colonne del welfare progressista

Le fondamenta di questa visione si poggiano su pilastri sociali molto precisi, indicate dallo stesso Fico come priorità non negoziabili in vista delle prossime elezioni. La prima urgenza è rappresentata dalla difesa e dall'efficientamento della sanità pubblica attraverso investimenti massicci. A questa si affianca la necessità di istituire una rete nazionale per il salario minimo, una misura ritenuta indispensabile per contrastare la piaga del lavoro povero in Italia. Infine, la tutela e la valorizzazione dei beni comuni completano il trittico di temi ideologici con cui i Cinque Stelle intendono blindare l'agenda politica del campo progressista.

L'autunno dei contenuti e l'ipotesi primarie

Questo richiamo ai contenuti non è casuale, ma si intreccia con le scadenze del calendario nazionale. Se Piazza del Gesù rappresenta la prima grande manifestazione  dell'alleanza a quattro (Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, insieme ai padroni di casa Fico e Manfredi), il vero scontro sui temi inizierà a fine settembre. Solo allora, una volta archiviata l'assemblea costituente del Movimento 5 Stelle a Milano, potrà partire il tavolo ufficiale per scrivere il programma dell'alternativa. Elly Schlein si dice pronta a costruire l'alleanza partendo dalle tante città in cui i progressisti già governano senza litigi. Tuttavia, l'accordo sui contenuti servirà anche a preparare il terreno per l'inevitabile nodo della leadership che, salvo scossoni, si risolverà tra l'inverno e la prossima primavera attraverso le primarie. Per i Cinque Stelle, i gazebo sembrano ormai l'unica via per far digerire alla propria base un candidato premier che potrebbe non essere Giuseppe Conte, evitando una scelta calata dall'alto che la comunità politica non accetterebbe.

Le insidie del "campo largo" e il peso del Mezzogiorno

Sulla stessa lunghezza d'onda, pur con una spiccata sensibilità istituzionale, si muove il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Il primo cittadino avverte che focalizzarsi oggi sul nome della leadership rischia di trasformarsi in un esercizio puramente divisivo per una coalizione ancora in cerca di assetto. Sebbene sia ineludibile partire dai pesi specifici dei partiti maggiori, incarnati da Elly Schlein per il Partito Democratico e da Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle, Manfredi insiste sulla necessità di una visione ampia. Per battere le destre non basta l'asse giallorosso: serve includere stabilmente le componenti cattoliche e riformiste, capaci di allargare il consenso e già decisive nelle virtuose esperienze amministrative locali del Mezzogiorno. Proprio da Napoli e da un Sud più dinamico e in crescita deve partire un progetto specifico di sviluppo e cura delle comunità.

Tradizione riformista e il rischio del set fotografico

In questo fermento si inserisce anche la rivendicazione identitaria delle forze riformiste minori, come l'Avanti Psi guidato da Enzo Maraio. Con una crescita registrata dagli ultimi sondaggi, i socialisti rivendicano un radicamento territoriale tangibile e non temono il confronto delle preferenze, proponendosi come gamba indispensabile per la modernizzazione progressista. Eppure, le nubi sullo sfondo non mancano e c'è chi guarda all'imminente sfilata di leader con profondo scetticismo. È il caso di Ernesto Maria Ruffini che, dalle colonne del Domani, lancia un monito amaro: l'evento napoletano rischia di ridursi all'ennesimo set fotografico a pezzi, lasciando fuori le forze centriste (per le quali si aspetterà l'autunno) e tutti quegli elettori che non si sentono rappresentati. Senza un'alleanza strutturale ed estesa a tutte le forze vive, il centrosinistra rischia di rimanere intrappolato in una sorta di sala d'attesa immobile, dove ognuno resta seduto sul proprio scranno in attesa che succeda qualcosa.