La Capitaneria di porto - Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli hanno proceduto al sequestro preventivo dell'intera area e del cantiere del complesso eliportuale "Le Tore", in località omonima a Sorrento. L'operazione dà attuazione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica.
Le contestazioni
Il sequestro riguarda reati in materia urbanistica e paesaggistica. Sono chiamati a risponderne un dirigente e un funzionario dei Lavori Pubblici del Comune di Sorrento.
Gli esiti delle indagini
Le indagini, condotte dal personale della Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia e dalla Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli, coordinate dalla Procura della Repubblica e supportate da una consulenza tecnica, hanno permesso di accertare che gli interventi di riqualificazione del complesso eliportuale "Le Tore" sarebbero stati realizzati in un'area soggetta a molteplici vincoli e criticità:
- una porzione del terreno rientra, per la quasi totalità, all'interno dell'area naturale protetta della Rete Natura 2000, classificata come Zona di Conservazione Speciale "ZSC – IT8030006 – Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano", istituita ai sensi della Direttiva Habitat n. 92/43/CEE e gestita dall'Ente Parco Regionale dei Monti Lattari;
- l'area è inserita in un Sito di Importanza Comunitaria;
- è sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale ex art. 131 e ss. d.lgs. 42/2004 (D.M. del 26.1.1962);
- è sottoposta a vincolo idrogeologico ex R.D. 3267/1923;
- presenta un grado medio di pericolosità per eventi franosi;
- è caratterizzata dalla presenza di una pluralità di manufatti abusivi, acquisiti al patrimonio comunale.
Gli interventi sarebbero stati autorizzati sulla base di una Conferenza dei Servizi semplificata avente carattere decisorio, ritenuta dagli inquirenti invalida e illegittima, in assenza di un valido titolo abilitativo e della valutazione di incidenza ambientale (VIncA), come si legge nella nota della Procura oplontina.
La consulenza tecnica
La consulenza tecnica, in linea con quanto evidenziato dalla Regione Campania e con quanto rappresentato dall'Ente Parco dei Monti Lattari nel corso della Conferenza dei Servizi, ha accertato che sarebbe stato necessario attivare la procedura di VIncA, poiché una porzione della particella catastale interessata dall'intervento rientra, per la quasi totalità, nell'area protetta ZSC, mentre la restante porzione, pur ricadendo all'esterno dell'area protetta, risulta comunque contigua a essa.
È stato inoltre accertato che la Conferenza dei Servizi non avrebbe potuto avere carattere decisorio, poiché il progetto esaminato non presentava le caratteristiche di un progetto esecutivo, ma si risolveva in un mero progetto di fattibilità tecnico-economica. Circostanza confermata dal fatto che il progetto esecutivo, diverso da quello posto alla base della Conferenza, sarebbe stato trasmesso al Comune solo alcuni mesi dopo la conclusione della Conferenza stessa, per poi essere approvato con una nuova determina dirigenziale.
Secondo gli accertamenti, la Conferenza di Servizi semplificata non si sarebbe potuta validamente pronunciare anche perché non erano stati invitati a partecipare né l'Autorità di Bacino dell'Appennino Meridionale, nonostante il vincolo idrogeologico, né l'Ufficio condono del Comune di Sorrento, nonostante quest'ultimo avesse rilasciato pareri relativi a un'istanza di condono edilizio riguardante manufatti abusivi presenti nell'area.
La consulenza ha infine accertato che, sebbene il PUC classifichi l'area come "Zona omogenea F2 - Parchi Territoriali" (in coerenza con il Piano paesistico, che per gli edifici esistenti e legittimi consente solo interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo), il progetto approvato dalla Conferenza di Servizi prevedeva invece la demolizione e la ricostruzione dei manufatti abusivi presenti, considerati legittimabili in forza di un'istanza di condono edilizio ritenuta arbitrariamente estesa. Tale istanza, secondo gli inquirenti, violerebbe la normativa sul condono, riguardando manufatti illegittimi realizzati in assenza di un'autorizzazione edilizia annullata o decaduta, e per i quali sussistevano soltanto licenze per l'esercizio di attività commerciali, non assimilabili a vere e proprie licenze o concessioni edilizie, come sottolineato nella nota a firma del procuratore capo Fragliasso.
Le motivazioni del sequestro
Il sequestro preventivo si è reso necessario per evitare l'aggravamento delle conseguenze dei reati, trattandosi di opere abusive, non ultimate, insistenti in un'area protetta e sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale.
