Un vero e proprio monopolio parallelo del materiale audio, video e per lo spettacolo, capace di rifornire eventi e locali con prodotti contraffatti e privi di qualsiasi certificazione di sicurezza. È la rete commerciale illegale smantellata a Napoli nell'ambito di un'articolata inchiesta della Procura partenopea, culminata in un'imponente serie di perquisizioni tra il capoluogo campano e i comuni dell'agro vesuviano.
Il bilancio complessivo dell'operazione, che vede attualmente due cittadini di nazionalità cinese iscritti nel registro degli indagati, documenta la portata finanziaria del giro d'affari: un compendio aziendale, un capannone da 500 metri quadrati, sei container sigillati, materiale dal valore commerciale stimato in oltre 10 milioni di euro e più di 56 mila euro in contanti nascosti all'interno di un'abitazione privata.
Dalle prime perquisizioni al blitz nel Centro Direzionale
L'attività investigativa, condotta dalla Polizia Locale di Napoli e coordinata dalla magistratura inquirente, trae origine dalle prime evidenze raccolte nel novembre 2025. In quell'occasione, i caschi bianchi avevano già posto sotto sequestro un polo logistico di circa 3.000 metri quadrati al cui interno era stipato un enorme quantitativo di apparecchiature scenotecniche e per l'intrattenimento:
Sistemi audio ed elettronici: amplificatori, casse acustiche, subwoofer, moduli Led wall e controller con marchi falsificati di famose multinazionali.
Effetti e illuminazione: fari Led, apparecchiature laser e barre di illuminazione sprovviste del marchio CE e delle garanzie di conformità standard.
Materiale pericoloso: un ingente quantitativo di fuochi d'artificio e materiale esplodente da spettacolo, conservato senza alcuna autorizzazione di sicurezza né tracciabilità.
Gli elementi raccolti a fine 2025 hanno consentito agli inquirenti di ricostruire la catena di approvvigionamento e stoccaggio, portando all'emissione di un nuovo decreto di perquisizione esteso ai territori di Napoli, Poggiomarino e Terzigno.
La task force interforze e il tesoro in contanti
Per l'esecuzione del provvedimento è scattata un'operazione congiunta ad alta specializzazione. Al fianco della Polizia Locale di Napoli hanno operato gli agenti della Polizia di Stato del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica (Campania, Basilicata e Molise) e i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO) – Gruppo Mezzi Tecnici di Roma.
Il blitz all'interno della dimora di uno degli indagati, situata nel complesso del Centro Direzionale di Napoli, ha portato al rinvenimento di 56.120 euro in contanti, suddivisi in mazzette e occultati in vari punti dell'appartamento. Nel corso dell'ispezione sono stati sequestrati anche numerosi smartphone e schede SIM. L'analisi preliminare delle chat, condotta con l'ausilio di interpreti di lingua cinese, ha permesso di decodificare e tradurre conversazioni sulle piattaforme WeChat e WhatsApp, rilevando trattative e accordi commerciali diretti per la vendita e la distribuzione del materiale hi-tech illegale.
Sequestrati 6 container e un industriale da 500 mq
L'azione investigativa si è spinta fino ai siti di stoccaggio logistico riconducibili alla rete commerciale degli indagati. I sigilli sono scattati per sei container imbarcati o in giacenza, colmi di dispositivi elettrici ed elettronici non a norma, ed è stato sottoposto a sequestro un capannone industriale di circa 500 metri quadrati adibito a deposito di piccoli elettrodomestici, materiale audiovisivo ed elettrico.
L'attenzione degli inquirenti della Procura di Napoli si sposta ora sul fronte economico-patrimoniale: le verifiche punteranno a ricostruire i flussi finanziari, la provenienza del denaro contante e la rete dei destinatari finali della merce su scala regionale e nazionale.
