Napoli tra spari e sangue. All’una del mattino piazza Sanità è l’unico punto del rione dove c’è gente. E lì si è sparato, tra la gente, nel cuore della città assediata dai clan. Messaggio chiaro contro qualcuno che però ufficialmente non risulta in zona. Un fantasma. Diciotto colpi sparati da due diverse pistole contro un solo appartamento che però risulta disabitato da tempo. Evidentemente non è così.
«È scontro aperto, anche se nessuno sembra accorgersene», è l’allarme lanciato da padre Alex Zanotelli. In azione un commando di 4 persone su due scooter armati di pistole con le canne puntate verso l’altro, non evitando comunque il panico e il fuggi fuggi generale. Stessa dinamica e stesso posto dove perse la vita il diciassettenne Genny Cesarano e dove venne ucciso il boss Pietro Esposito.
Si indaga su vecchi e nuovo boss e poi spunta una nuova pista quella dei sopravvissuti all’escalation di agguati: il clan dei Sequino, che potrebbero aver dichiarato guerra ai Vastarella per riconquistare il territorio perduto dagli alleati. Ma potrebbe essere anche una stesa di risposta al duplice omicidio di venerdì a Miano in cui ha perso la vita Domenico Sabatino.
«Dopo un anno di morte e spari nulla è stato fatto - ribatte il sacerdote-. Ci vuole qualcosa di radicale per salvare questo quartiere. Abbiamo chiesto le telecamere e le telecamere non funzionano. Non è accettabile che in piazza Vanvitelli o a Chiaia la legge viene rispettata e non alla Sanità. Sono due città diverse...».
Gli fa eco il vescovo di Nola nella sua omelia della domenica dice stavolta a Pompei spiega: «Nella nostra regione si continua a sparare e a versare sangue, ad attentare alla salute e alla bellezza del territorio». Beniamino Depalma a Pompei dal pulpito
«Com’è difficile fuggire alla speranza in tempi difficili - ragiona il vescovo di Nola - ma abbiamo bisogno della speranza, credenti e anche laici, perché senza la speranza resta solo la disperazione. O la speranza, o il nulla».
