A 30 anni dal secondo miracolo

29 aprile del 1990 il Napoli vinceva l'ultimo scudetto. La città viveva un riscatto

Napoli.  

Napoli è la città dei miracoli. Quella dove l’impossibile avviene e gli eventi diventano poesia.
Trent’anni fa il Napoli vinceva il suo secondo scudetto, la città esplodeva in festeggiamenti che contenevano non solo la gioia ma anche tutta la voglia di mostrare che quel riscatto iniziato con il primo scudetto non era un’illusione. 

Poi la storia, come spesso accade in questa città, prese un’altra direzione, si trasforma in tragedia, diventa sofferenza.
Quello che era stato il Dio con la maglia numero 10 e la fascia da capitano, iniziava la sua caduta. Il Napoli si preparava agli anni dell’inferno, fatti di stagioni anonime, di retrocessioni, di mediocrità e fallimenti. 

In campo quel 29 aprile non c’era solo il Napoli di Maradona, di Bagni, di Alemao e delle bomba di Careca, c’era la città intera con la sua dignità e il suo bisogno di riscatto. Su quel prato verde del San Paolo, appena “risistemato” per Italia ’90, si consumerà, pochi mesi dopo, la tragedia sportiva di un mondiale italiano finito in semifinale ai rigori proprio contro l’Argentina di quel Diego che qui aveva regalato solo gioie. 

In quella festa, nelle immagini di Napoli che si riscopre davvero vincente, che sta vivendo un sogno e non sembra volersi svegliare, c’è tutta la forza di un popolo che ogni volta trova un motivo per sognare. 

Napoli è la città dei miracoli che a volte si ripetono anche ma che ogni volta mostrano una poetica unica e irripetibile. Una poesia capace di fare di ogni storia napoletana una storia mondiale, che rompe i confini e che entra nella Storia, quella con la S maiuscola.