Una ruspa che abbatte il cemento della camorra per far spazio alla bellezza. È iniziata oggi, 5 maggio 2026, la demolizione di Palazzo Fienga, per cinquant’anni quartier generale del sanguinario clan Gionta. Un evento dal valore simbolico inestimabile che segna la fine del "Fortapàsc" vesuviano, il bunker dove venivano decise sentenze di morte, inclusa quella del giovane giornalista Giancarlo Siani. Alla cerimonia per l’avvio dei lavori hanno partecipato le massime cariche dello Stato: dai ministri Matteo Salvini (Infrastrutture) e Matteo Piantedosi (Interno), alla presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo e al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
Un progetto da 12 milioni: nasce Piazza Giancarlo Siani
L’abbattimento del palazzo, confiscato nel 2015, darà vita a un ambizioso piano di rigenerazione urbana dal valore di 12,3 milioni di euro (fondi Cipess). Dove prima sorgevano i 200 vani del malaffare, nasceranno un parco urbano e una piazza. Proprio sul nome della futura area pubblica è arrivata la proposta di Giovanni Melillo: "A questa demolizione seguirà la realizzazione di una piazza. Mi sembra strano che la legalità possa essere delimitata in un perimetro: suggerirei di chiamarla Piazza Giancarlo Siani." Un’idea subito raccolta dal ministro Piantedosi, che ha sollecitato il prefetto affinché il luogo del terrore si trasformi in un omaggio al cronista de Il Mattino.
Camorra: Meloni, demolizione Palazzo Fienga risposta Stato a illegalità
"L’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga a Torre Annunziata, per decenni la 'roccaforte' logistica del clan camorristico Gionta, lancia un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti. E, al loro posto, devono nascere luoghi di vita, comunità e legalità. Come accadrà anche in questo caso: dove c’era un luogo di illegalità, sopruso e violenza criminale sorgerà uno spazio pubblico per i cittadini. È questa la risposta dello Stato ad ogni mafia".
Le voci della giornata: tra emozione e pragmatismo
Particolarmente toccante la presenza di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, che ha mostrato i vecchi articoli in cui il giovane cronista già denunciava le speculazioni su quel palazzo:
Paolo Siani: "È una piccola rivincita per Giancarlo. Oggi va giù un simbolo, ma la lotta alla camorra deve continuare."
Matteo Salvini: "La camorra si combatte con i fatti, con le ferrovie e le case, non solo con le parole. Questo palazzo non era un bene da proteggere, ma da abbattere."
Matteo Piantedosi: "Questa demolizione è una sorta di risarcimento danni nei confronti della collettività."
Chiara Colosimo: "Palazzo Fienga ci ricorda anche la centralità delle donne nel clan, come Gemma Donnarumma, vero capoclan."
L'allarme del Procuratore: "Ancora troppe ombre"
Nonostante il clima di festa istituzionale, non sono mancate le note polemiche. Il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha lanciato un monito durissimo all'amministrazione locale: "Non è il giorno della svolta. Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale. Servono azioni concrete, non solo cerimonie."
La nota di Libera: la vittoria della bellezza
Anche l'associazione Libera ha commentato l'evento definendolo una "rivincita della bellezza sull'arroganza criminale", dedicando la giornata non solo a Siani, ma a tutte le vittime del clan Gionta, come Matilde Sorrentino e Luigi Staiano. La sfida, ora, passa dalla demolizione alla ricostruzione sociale: trasformare le macerie di un impero criminale in uno spazio vivo per i cittadini e i "moschilli" di Torre Annunziata.
