Cori razzisti, la curva dell'Atalanta: "È solo campanilismo"

Lunedì sera il Napoli a Bergamo. I tifosi spiegano il perché del loro: "Noi non siamo napoletani"

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Napoli.  

 

di Marco Festa

Dopo gli insulti razzisti contro Napoli a Udine e Torino da parte di un frangia di tifosi della Juventus, con annesse rassicurazioni da parte di Nicchi e Rizzoli circa la linea d'azione nel caso in cui gli episodi dovessero ripetersi (“Le partite saranno fermate”), e mentre la Figc ha sollecitato l’applicazione rigorosa della norma tanto da porre la curva dei bianconeri a rischio chiusura per il match con l’Inter, ecco, sulla pagina Facebook “Sostieni la Curva”, la presa di posizione dei supporter dell'Atalanta con un comunicato dal titolo categorico: “Noi non siamo napoletani!”

Nel testo, pubblicato dai tifosi della Dea, una serie di precisazioni a poche ore dal match di lunedì sera, contro i partenopei, allo stadio “Atleti Azzurri d'Italia”: “Bergamo” - si legge nelle prime righe della nota - “sarà un'altra volta il banco di prova per l'ennesimo strumento di repressione: ecco che si torna a parlare di razzismo, nello specifico di discriminazione territoriale. Qualcuno dice che dobbiamo essere più intelligenti, qualcun altro dice che non dobbiamo cadere nella trappola. Noi rispondiamo che saremo quelli che siamo sempre stati! Noi non prendiamo in considerazione la possibilità di essere privati degli di una delle componenti più basilari ed elementari del calcio: gli sfottò fra tifoserie".

Concetto ribadito nella parte conclusiva del testo: “Non accettiamo lezioni da nessuno sull'argomento, tantomeno da gente incapace persino di organizzare campionati professionistici e da chi nel calcio italiano ha piazzato dirigenti che hanno definiti i calciatori di colore “mangia banane” e le donne calciatrici “handicappate”. Proprio loro, per l'ennesima volta, vengono a infangare e parlare della parte più vera e passionale del calcio. Bergamo ha sempre schifato i cori beceri e gli ululati razzisti. Bergamo ha dimostrato di essere sempre stata una piazza matura e credibile.”

Poi, la conclusione: A Bergamo è sempre stata una questione di campanilismo e non di razzismo. Ben venga quando sentiamo bergamasco contadino cantato a gran voce nella maggior parte degli stadi.”