Scarichi di acque reflue, inchiesta al Ruggi

Chiesti i sigilli per la Centrale Termica. Nel mirino anche il Da Procida e il presidio di Ravello

Salerno.  

Sversamento di acque reflue e immissioni di fumi nell’atmosfera ritenuti nocivi, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno chiede il sequestro della Centrale Termica e della cappa di produzione dei farmaci chemioterapici dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona e i sigilli anche per gli scarichi di acqua del Da Procida e del nosocomio di Castiglione di Ravello.

Finiscono sotto inchiesta il manager del plesso di via San Leonardo, Vincenzo Viggiani (già indagato nella vicenda dell’abuso d’ufficio per la storia delle mobilità interne), l’ex direttore generale dell’Asl Antonio Squillante, il direttore sanitario Domenico Della Porta, responsabile dei cinque plessi sotto la giurisdizione del Ruggi, il medico Francesco De Caro, il dottore Luciana Catena per il Da Procida e Angelo Gerbasio, direttore medico sanitario responsabile- nel procedimento penale a loro carico- solo delle anomalie in materia ambientale riscontrate al nosocomio di via San Leonardo. Tutti difesi dagli avvocati Ccechino Cacciatore e Annamaria Nanni Grieco.

Nel mirino è finita anche la cappa di produzione di farmaci chemioterapici del plesso salernitano che non sarebbe a norma e che emetterebbe sostanze nocive arrecando danni di natura ambientale. L’inchiesta, affidata al pubblico ministero Guarriello, nasce da una serie di controlli effettuati dai carabinieri del Nucleo Ecologico all’interno dell’Azienda Ospedaliera Universitaria dopo una serie di denunce presentate dalle organizzazioni sindacali: qui i militari dell’arma- anche attraverso strumenti tecnologici- hanno appurato l’emissione di fumi nocivi dalla Centrale Termica (alimenta caldaie e strumenti elettrosanitari) e allo stesso tempo- dopo accurati controlli- hanno riscontrato le gravissime condizioni in cui versa  la cappa di produzione dei farmaci per le chemioterapie.

Di natura diversa sono le istanze presentate per il Da Procida e per Castiglione di Ravello: a seguito di analisi, infatti, è stata evidenziata la presenza di inquinanti, in misura nettamente superiore a quanto consentito per legge e il campione analizzato non sarebbe rientrato nei parametri eco-tossicologici. Ai vertici dell’ospedale salernitano unitamente ad Antonio Squillante viene contestata la responsabilità sugli strumenti e la mancata vigilanza sulle reali condizioni degli apparecchi. La Procura serra la fila anche perché la richiesta di sigilli era stata inoltrata al giudice per le indagini preliminari che aveva rigettato l’istanza. Il pm Guarriello, però, va avanti per la sua strada ed ha fatto appello per il sequestro degli strumenti che -per il sostituto procuratore- arreca ingenti danni ambientali.

Ora la palla passa ai giudici del Tribunale del Riesame che dovranno decidere se mettere sotto sequestro le apparecchiature oppure respingere la richiesta della pubblica accusa. A luglio era stata la clinica Tortorella a finire nel mirino della Procura perché scaricava acque reflue senza autorizzazioni (permessi scaduti)-e l’ospedale Maria Santissima Addolorata di Eboli con il sequestro dell’impianto di acque reflue, i cui sversamenti sarebbero stati fatti senza autorizzazione. E anche in quella occasione- in qualità di direttore generale dell’Asl- fu indagato Antonio Squillante.

 

Redazione Sa