L’affaire delle slot machine e la longa manus della camorra sbarcano nel Salernitano. Ci sono anche Emilia e Patrizia Stabile, di Battipaglia e Serre, fra i 44 destinatari di misure cautelari emesse su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha chiuso il cerchio su indagini lunghe e complesse che hanno portato alla Luce la “spartizione” in varie piazze del lucroso mercato delle cosiddette “macchinette”. Le ordinanze hanno riguardato numerose persone ritenute appartenenti al clan dei Casalesi e in particolare all’agguerrita fazione facente capo alla famiglia Russo, strettamente collegata a un’altra noto gruppo operante nel territorio del Casertano e non solo, quella guidato da Francesco Schiavone detto “Sandokan”. Un giro d’affari che con il passare del tempo non aveva riguardato soltanto il territorio “dominato” dalla cosca casertana, ma aveva allargato i suoi interessi su tutta la Campania, toccando anche la provincia di Salerno. E in questa “migrazione”, secondo gli inquirenti, sarebbero coinvolte le due donne che ieri mattina si sono viste piombare nelle loro abitazioni il personale della Dia di Salerno: Emilia e Patrizia Stabile, infatti, sono titolari di un’azienda che si occupa della gestione e del noleggio delle slot machine che, secondo le indagini, sarebbe strettamente collegato con l’espansione del raggio d’azione della famiglia Russo. Per loro è scattato l’obbligo del divieto di dimora nelle province di Napoli, Caserta e Latina oltre che al sequestro della ditta da loro detenuta.
Redazione Sa
