La tattica: primo tempo d'astuzia, inesperienza nella ripresa

Qualche buona trama di gioco, soliti limiti sulla palle inattive. Sprocati spaesato

Salerno.  

Prima vittoria casalinga della gestione Colantuono per la Salernitana che, a distanza di tre mesi, torna ad esultare dinanzi al pubblico amico pur avendo rischiato di dilapidare l'importante vantaggio accumulato nel primo tempo con un approccio pessimo nei secondi 45 minuti e quelle solite ingenuità palesate sulla palle inattive nelle ultime stagioni. Una sorta di "provvida sventura", dal momento che i granata hanno messo in tasca i tre punti, ma allo stesso tempo fatto capire alla società che è necessario intervenire velocemente, con serietà e concretamente per alimentare le speranze play off e potersela, eventualmente, giocare alla pari con squadre che, a gennaio, si sono notevolmente rinforzate. Tornando alla gara, la Salernitana è stata indubbiamente agevolata dall'atteggiamento incomprensibilmente soft palesato dagli ospiti, beccati negli spogliatoi e in sala stampa dal tecnico Inzaghi e molto distratti in fase difensiva. Mai gli arancioneroverdi avevano subito tre reti in 45 minuti durante questa stagione, anzi i lagunari arrivavano all'Arechi con l'etichetta di retroguarda quasi impenetrabile. Gran merito va attribuito alla coppia d'attacco composta dai laziali Palombi e Rossi, molto più mobili rispetto a Rodriguez e Bocalon, bravi a non dare punti di riferimento e a sacrificarsi in fase di non possesso proproi come aveva chiesto l'allenatore. I continui movimenti, la capacità di dettare la profondità e gli scambi di posizione non hanno permesso al Venezia di trovare adeguate contromisure e, anche in virtù di quanto costruito nella ripresa, la Salernitana avrebbe potuto addirittura incrementare il bottino.

Quanto alla formazione, Colantuono ha schierato la Salernitana con un camaleontico 3-4-1-2: dinanzi ad Adamonis spazio a Mantovani, Schiavi e Popescu, con Zito a sinistra, Pucino a destra e il tandem Ricci-Odjer a sostegno del trequartista Sprocati e della coppia Palombi-Rossi. Parentesi su Sprocati: il mister ha detto in sala stampa che il fantasista, se defilato sulla fascia, tocca meno palloni e rischia di "uscir fuori dalla partita in alcuni momenti delicati, il mio compito è fargli capire che se parte dal centro può essere devastante e determinante, ma ci vuole tempo e va aspettato". Effettivamente Sprocati, apparso non al top dal punto di vista fisico, ha faticato per un tempo a trovare la posizione giusta sembrando quasi un pesce fuor d'acqua, al punto che talvolta si è pestato i piedi con Rossi sbagliando il movimento. Sin dai primissimi minuti, comunque, la Salernitana ha provato a fare la gara pur subendo il palleggio del Venezia, abile ad arrivare fino alla trequarti, ma poi assai sterile al momento di concretizzare. Il gol dell'1-0 nasce da un'azione tipica del repertorio di Colantuono, con azione iniziata su una fascia e completata con un cross sull'out opposto: bravo Pucino, bravissimo Rossi, lesto Zito ad approfittare dell'errata marcatura del diretto avversario. La strategia dei granata sembrava chiara: fare densità in mezzo al campo, tenere i reparti corti, francobollare i due attaccanti centrali sfruttando esperienza e forza fisica, raddoppiare le marcature sugli esterni non appena varcavano la metà campo e poi ripartire in situazione di superiorità numerica, con i tre attaccanti molto vicini tra di loro e bravi a giocare di prima e a trasformare rapidamente l'azione da difensiva ad offensiva.

Il 2-0 è frutto di un'altra bella azione, avviata e conclusa da Ricci ancora su assist di Pucino: il centrocampista ex Perugia coronava così un primo tempo sontuoso, di grande applicazione in entrambe le fasi e nel quale, finalmente, ha provato a più riprese la battuta a rete dalla distanza, pezzo tipico del suo repertorio stranamente accantonato nel girone d'andata durante il quale è apparso spesso timido. Alle corde e totalmente fuori gara, il Venezia ha subito anche il terzo gol sugli sviluppi di un corner nato da un'azione caparbia di Rossi: sponda di Pucino, tiro di Palombi deviato impercettibilmente da Rossi e partita apparentemente chiusa. Nel finale alre occasioni per il poker, con un paio di cross di Zito sul secondo palo che non hanno trovato la necessaria assistenza e un'altra conclusione di Ricci dai 20 metri su assist del solito e instancabile Pucino. Nella ripresa, con l'ingresso di Firenze per Modulo e il cambio tattico operato da Inzaghi, la Salernitana aveva qualche difficoltà e subiva il solito gol da palla inattiva: corner battuto da Bentivoglio, uscita goffa di Adamonis e Firenze depositava in rete eludendo la marcatura di un Popescu in affanno. Il limite della retroguardia granata era evidente: nessuno dei tre centrali era in grado di giocare il pallone e ricorrere ai lanci lunghi favoriva il pressing e la manovra del Venezia, agevolato anche dal calo incredibile del centrocampo e dall'errato posizionamento di un Odjer mai in partita e troppo molle nei contrasti.

Il 3-2 era la logica conseguenza del forcing degli ospiti, a segno con una punizione molto simile a quella che fruttò tre punti contro il Perugia. Proprio per questo con un pizzico di attenzione in più e di capacità di leggere le situazioni in anticipo si poteva evitare il raddoppio di Bentivoglio, favorito anche da una mezza papera di Adamonis. A quel punto Colantuono cambiava tutto passando ad una sorta di 3-5-2, con Zito e Pucino sempre larghi, Signorelli a dare una mano a Ricci e Odjer e Sprocati più vicino a Bocalon, subentrato a Rossi, ma ancora una volta incapace di incidere. Pur facendo girare il pallone senza grossi problemi e sfruttando i movimenti a tagliare di Pinato e Fabiano (molto bravi a proporsi, meno a coprire), il Venezia calciava in porta in una sola circostanza, sfruttando un inaspettato regalo di Schiavi: Zigoni, con una sorta di rigore in movimento, consentiva la parata di Adamonis. Nel finale e durante l'interminabile recupero, a fare la differenza erano gli elementi di maggiore esperienza, con Zito bravissimo a difendere il pallone nella metà campo avversaria e a guadagnare tantissimi corner. Al 95' la chance per il 4-2, con un miracolo di Audero su Odjer che poteva fare molto di più, ma preferiva la precisione alla potenza. Un successo, come detto, meritato, ma che lascia spazio anche a qualche ombra di troppo. C'è da lavorare, e non solo sul campo...

Gaetano Ferraiuolo