Se ne è andato in silenzio. La notizia della sua scomparsa è arrivata nel giorno del ricordo, quello del terremoto del 1980. Si è confusa tra le immagini sbiadite degli anni Ottanta e parte dei Novanta, di un passato archiviato, messo da parte. Tino, Indio per molti amici, è morto nella sua casa di Borgo Ferrovia, stroncato da un malore. Viveva da solo con il suo cane. Tino era una persona nota ad Avellino. In tanti lo ricordano come uno dei veri atleti, che portò in città la passione per le arti marziali, il karate, prima che diventasse una moda in questa piccola città di provincia. Il suo sogno era aprire una palestra tutta sua. Una palestra in cui insegnare ai giovani il suo modo di sentire e praticare le arti marziali. La notizia della sua scomparsa scorre sui social tra decine di post, che ricordano un uomo speciale, che per le difficoltà di una vita sempre più in salita, era sempre più in affanno. «Lo ricorderò sempre con immutato affetto - spiega Tommy, un suo amico di sempre -. Sei stato il mio primo maestro di arti marziali. Mi hai insegnato a difendermi. Ciao amico mio».
