Valle del Sabato: "Non fate degli operai carne da macello"

I comitati ribadiscono la loro posizione: nessuno vuole che le aziende chiudano ...

Quando queste richieste saranno esaudite anche le aziende potranno svolgere più serenamente la propria attività. Ma intanto è auspicabile che i toni non si infiammino e che tutti cooperino

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

“Non fate degli operai carne da macello strumentalizzandoli”. Lo chiedono i comitati dei cittadini che portano avanti la campagna contro l’inquinamento della Valle del Sabato.

Lo pretendono a gran voce dopo l’esplosione della vertenza che riguarda cinquanta lavoratori della Novolegno e la nota del sindacato che rappresenta i 70 dipendenti della Meridionale Alimenti. Sindacato che esporrà questa mattina le sue preoccupazioni al prefetto e ai rappresentanti della Provincia.

Due attività, la Novolegno e la Meridionale Alimenti, che operano nella Valle del Sabato, territorio al centro della mobilitazione di massa che ha coinvolto centinaia di cittadini uniti in comitati.

Ora, proprio i cittadini, vogliono impedire che intorno al loro operato sia alzato un inutile polverone.

Una spia rossa che si è accesa dopo le parole del presidente di Confindustria Avellino, Sabino Basso, all'emittente televisiva Telenostra: "Se la smettiamo – diceva Basso - di demonizzare tutti i giorni le imprese che producono, dire che la Novolegno è una azienda che inquina, invece non è assolutamente così ne sono certissimo, non va bene. E' chiaro che un imprenditore vive anche di entusiasmo, sentirsi tutti remare contro non è positivo".

Parole che si riferivano nemmeno troppo velatamente all’attività svolta proprio dai cittadini nel contrasto all’inquinamento della Valle del Sabato.

Un discorso che però non tiene conto di un’evidenza: i comitati non hanno mai chiesto la chiusura delle aziende. Pretendono soltanto il rispetto delle leggi: non si può avvelenare l’ambiente a vantaggio del solo profitto dell’imprenditore.

Il quale non può certo nascondersi dietro uno scudo di carne e sangue come quello degli operai.

Il caso dell’Isochimica è ancora vivo negli occhi di tutti. Con l’imprenditore Elio Graziano avvolto all’epoca dei fatti dell’alone del benefattore. Un’aura mistica che, unita  al suo ruolo di presidente dell’Avellino Calcio, per anni riuscì a collocare con l’assenso dell’opinione pubblica, gli operai nel ruolo dei sovversivi, e lui in quello dell’imprenditore desideroso di offrire lavoro.

Il tempo ora ha ristabilito la proporzione della realtà. Ma non può far rivivere i morti ammazzati dall’amianto restituendoli a figli senza padri e a mogli senza mariti. Né si può bonificare di punto in bianco un territorio inevitabilmente inquinato.

Oggi, proprio alla luce di quanto successo negli ultimi vent’anni, l’opinione pubblica si è svegliata. Chiede legittimamente che le attività produttive che operano sul territorio rispettino le norme ambientali imposte dalla legge. E che l’operato delle aziende venga monitorato costantemente con dati resi accessibili a tutti.

Inoltre i cittadini pretendono che sia stilato un quadro esaustivo dell’inquinamento ambientale della Valle del Sabato e dell’eventuale correlazione degli agenti inquinanti con lo sviluppo di patologie come tumori e leucemie.

Quando queste richieste saranno esaudite anche le aziende potranno svolgere più serenamente la propria attività. Ma intanto è auspicabile che i toni non si infiammino e che tutti cooperino affinché il lavoro e l’ambiente siano entrambi tutelati.  Senza deroghe o mezze misure.