L'attimo fuggente di Cantelmo, la carica di Pati: viva Libera!

Tre anni della scuola di legalità. Due ospiti d'onore. Progetti dei giovani. Guarda...

Iniziativa organizzata dall'associazione “Libera” di Avellino. Cantelmo decide di non rilasciare interviste alla stampa.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

«Ieri sera pensavo a cosa dirvi. Senza ripetere sempre gli stessi argomenti. Poi ho visto un film bellissimo: “L'attimo fuggente”. E la risposta è stata chiara». Il procuratore di Avellino Rosario Cantelmo interviene nella giornata conclusiva della “scuola di legalità”. Iniziativa organizzata dall'associazione “Libera” di Avellino. Cantelmo decide di non rilasciare interviste alla stampa. Ma regala ai ragazzi degli spunti interessanti. (Clicca sulla foto di copertina. Guarda il servizio di Ottopagine. Montaggio: Matteo Piscopo)

Dice il Procuratore: «Bisogna fare come il professore dell' “Attimo fuggente”. Si deve insegnare ai giovani a guardare le cose da una prospettiva diversa. Penso ai morti sul lavoro. Generano meno clamore delle vittime della malavita. Ma sono morti anche quelli. Spesso vittime di sistemi che speculano sulla loro pelle».

Basta guardare i dati forniti dall'osservatorio nazionale per la sicurezza “Vega”. Sulle morti che vanno da gennaio a giugno 2016: 461 denunce per decessi sul lavoro.

Presente in sala il vice-presidente nazionale di “Libera”, Davide Pati. 

Pati parla dell'importanza dei percorsi di legalità. In contesti “a limite”: «Penso a Rione Sanità, dove abbiamo realizzato diverse iniziative destinate ai giovani. Laboratori e incontri che hanno per tema proprio la “legalità”. Queste scuole vanno oltre l'erudizione. Insegnano ad essere cittadini migliori».

Gli fa eco Francesco Iandolo, referente provinciale di “Libera”: «Siamo al terzo anno di questa “scuola di legalità”. I partecipanti hanno lavorato a progetti che riguardano beni confiscati alla camorra e scatole vuote delle loro città. Ad Avellino è stato scelto il Mercatone. E sono venute fuori idee davvero molto interessanti».

I ragazzi hanno immaginato di fare del Mercatone un ostello per senza tetto. Indigenti che poi potrebbero utilizzare altri piani della struttura. Creare delle attività commerciali. Reinserirsi attraverso il lavoro. Affinché casi come quello di Angelo Lanzaro, morto al freddo nel Mercatone, non capitino mai più.