di Andrea Fantucchio
L'edificio marcisce prima di vedere la luce. Porte di vetro divelte, pali di metallo nel cortile anteriore, cavi elettrici che spuntano dal soffitto, rifiuti di tutti i tipi all'ingresso. C'è persino un carrello della spesa scassato in quel cortile. L'autostazione di Avellino è un gigante malato. Degno emblema di una porzione della città in gran parte cantierata.
(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video di Ottochannel. Servizio di Angelo Giuliani. Montaggio: Michele Urciuolo. A fine articolo tutte le foto della situazione)
Intorno tante strade chiuse. Strade che dovevano vedere la luce per servire proprio l'autostazione. Mai aperta.
Qualcuno ci vede scattare foto e riprendere la situazione.
Si avvicinano.
«L'autostazione diverrà peggiore del Mercatone – ci dicono sconsolati – guardate: si sono portati via anche le porte. Le telecamere, probabilmente, non funzionano tutte. Lì dentro ci entrano spesso».
Non stentiamo a crederci. Sbirciamo al di là delle transenne arrugginite. Si intravede la situazione all'interno. I cavi che penzolano dal soffitto. Vetro e metallo staccati dalle porte.
Emblematico il cartello che doveva riportare il progetto. Oggi è completamente bianco. Consunto dal tempo. Il punto esclamativo su una struttura che rappresenta la vergogna della città capoluogo.
Del progetto se ne parlava già nel lontano 1982. Prima che il sindaco Antonio Di Nunno stipulasse un preliminare di vendita all'Air. Era il 2003. Né con Galasso né con Foti la struttura ha visto la luce.
Il progetto si è arenato nell'ennesima palude. Affossato dalla mancanza di fondi e da contenziosi sui diritti edificatori. Beghe burocratiche che hanno regalato alla città l'ennesimo buco nero che incancrenisce l'area. Senza considerare lo smog di piazza Kennedy, attrezzata per terminal bus. Area che aspetta proprio l'autostazione per essere alleggerita dalla sua attuale funzione.
I cittadini, ascoltati da Ottochannel e Ottopagine, bocciano senz'appello l'operato delle amministrazioni.
Il nostro viaggio fra i pareri degli avellinesi, inizia poco distante da un'attività di via Colombo. Sull'uscio del bar un anziano sbotta categorico: «La colpa è del Comune. E avete visto le strade intorno? Tutte bloccate. Non ci sono i parcheggi. L'autostazione è così da sempre».
Gli fa eco l'altro intervistato. Ci concede qualche battuta in salumeria: «L'autostazione è sempre stata uno schifo. Anche il terminal non era dell'altezza adeguata per far passare i bus. L'area non è sorvegliata. Tutte carenze che andavano risolte prima di realizzare il progetto. Ma sapete come funziona in questa città».
Dalla strada opposta, si parla anche di commercianti. Siamo a due passi dal fruttivendolo.
Un signore esclama: «Poveri disgraziati. I negozianti devono lavorare con quel mostro a due passi. E col Moscati che non funziona. L'autostazione chissà quando finirà. Così muore una città».
Il nostro breve tour si chiude in pescheria.
Ci dice l'uomo al di là del bancone: «L'autostazione è in questo stato da oltre venticinque anni. Non cambierà nulla. E' una vera schifezza».
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