Vanessa, una messicana ad Avellino: «Siete proprio come noi»

Frequenta il Colletta per intercultura. Così vede Avellino: è piccola e la gente un po' chiusa.

«Ma quante cose in comune con la mia nazione. Pensavo che gli italiani fossero bassi, grassi e mangiatori di polpette. Mi sbagliavo».

Avellino.  

Intercultura è avventura. Formazione. Crescita (culturale e mentale). E’ una possibilità rivolta a tutti i ragazzi tra i 15 e i 17 anni che vogliono affrontare un’esperienza diversa, quasi unica. Intercultura permette agli studenti di trasferirsi per un determinato periodo di tempo in un altro Paese (ospitati da volontari), per conoscerlo a 360 gradi e continuare il percorso scolastico in un altro istituto conoscendo e mettendosi a confronto con ragazzi stranieri di pari età.

Ho intervistato Vanessa, una ragazza messicana che ha scelto intercultura e l’Italia, ospitata da una famiglia di Mercogliano ed ora studentessa del Convitto Nazionale “P. Colletta”.

Da quale città vieni?

«Da Aguascalientes. Città di oltre settecentomila abitanti a 6 ore da Città del Messico. Si trova nell’entroterra messicana. Fa sempre caldo, durante il pomeriggio ci sono picchi di 24 o 25 gradi. Non piove mai, a differenza di Avellino».

Per quanto tempo starai in Italia?

«Sono arrivata a settembre ed andrò via a luglio. Praticamente dall’inizio alla fine dell’anno scolastico».

Come mai hai deciso di fare questa scelta?

«Ho sempre pensato che fosse una bella esperienza, sicuramente da provare. Un mio amico l’aveva già fatta e mi ha convinto a partire. Mi trovo bene ad Avellino, è tranquilla. Ho sempre voluto provare a vivere in un altro Paese».

Cosa pensavi degli italiani prima di venire qui?

«Ammetto di aver sempre collegato gli italiani alla moda, agli spaghetti, alle polpette. Ho sempre immaginato gli italiani come la maggior parte dei messicani: grassi e con i baffi. Poi sono stata in Canada dove ho conosciuto degli italiani (veri) e capii che c’era un forte legame con il Messico. C’è sempre voglia di divertirsi e far festa».

Ti piace Avellino? Cosa pensi della città?

«Non mi piace molto. E’ stato un po’ complicato abituarsi a vivere in una città così piccola, venendo da una molto grande. Qui le persone sono abbastanza diffidenti e chiuse. Non c’è molto da fare. Nella mia città mi ritrovo durante il week-end con gli amici. Ci sono molte discoteche e luoghi di divertimento. Non ci si annoia mai.

In Messico è tutto più accessibile. I negozi non chiudono mai. Aprono alle sette del mattino e chiudono alle dieci di sera. Qui invece, alle quattro del pomeriggio è tutto chiuso.

I pullman qui sicuramente sono migliori. In Messico quasi non si usano, tutti preferiscono prendere l’auto.

Sono sicura che ritornerò in Italia e passerò per Avellino a salutare i miei amici».

E’ stata difficile questa scelta?

«No, non è stato difficile scegliere. Volevo fare quest’esperienza ed i miei me l’hanno permesso. Mia mamma all’inizio era contraria. Poi è riuscita a convincersi».

Qual’è la cosa che ti piace di più dell’Italia?

«Assolutamente il cibo. Pizza, pasta, parmigiana. Ma anche in Messico si mangia bene. Tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita i tacos o le enchiladas, delle tortilla speciali: pollo o carne all’interno; salsa piccante e formaggio all’esterno».

Come ti trovi in questa scuola? Quali differenze trovi con la scuola messicana?

«Bene, il Convitto dà molte opportunità. I professori sono preparati e disponibili. Mi piace il metodo di studio perché impari e ricordi bene tutto.

In Messico le scuole danno molta più libertà. Sei più indipendente, puoi essere tu a decidere a che ora entrare o uscire dalla scuola. Ma la cosa più bella è che il programma viene scelto dagli alunni senza avere nessun vincolo. In questo modo è molto più facile capire cosa fare dopo il liceo.

In classe qui mi trovo molto bene, sono tutti disponibili, simpatici e pronti ad aiutare».

Come ti trovi a studiare materie in italiano?

«Mi trovo bene con l’italiano in generale. E’ molto simile allo spagnolo ma non mi basta parlarlo: devo studiare anche a casa per impararlo bene. Per fortuna non devo però studiare il latino ed il greco. Posso non seguire le lezioni ed andare in altre classi durante quelle ore».

Cosa ti manca di più del tuo Paese?

«Mi mancano molto gli amici, la mia famiglia e anche il cibo. Ho provato il ristorante messicano che c’è qui ma mi manca il vero cibo di casa».

Che tipo di scuola frequenti in Messico?

«Lì esiste un unico indirizzo liceale. Si studiano le varie materie per la stessa durata di ore. Studiamo inglese almeno un’ora, a volte due al giorno. Ci concentriamo molto sulle lingue. Si ha la possibilità di imparare il francese, il cinese o il tedesco. Io studiavo il cinese».

Perché hai scelto l’Italia?

«Come opportunità avevo anche la Svizzera o la Germania. Sono voluta venire in Italia perché la trovo molto simile al Messico, anche per la lingua. Volevo visitare da tempo l’Italia ed ho colto subito l’occasione con Intercultura».

Consiglieresti a qualcun altro di fare la tua stessa esperienza?

«Sì, assolutamente. Si ha l’opportunità di conoscere nuove persone entrando in stretta relazione. E poi si possono scoprire nuovi posti ed imparare nuove lingue».

Il Messico è davvero il posto che ci aspetta di trovare? Pieno di vita, divertimento ed esotico?

«Sì, tutte le persone hanno una gran voglia di vivere. Tutti sono sempre allegri. Si prende tutto alla leggera e con simpatia ballando, cantando e cucinando. Tutti vogliono mantenere vive le tradizioni».

Quali sono le tradizioni messicane che ti piacciono di più?

«C’è un modo diverso di festeggiare il giorno dei morti in Messico. Non si deve mai piangere una persona morta. Bisogna affrontare la perdita ballando, festeggiando. Per il “a de Muertos” si prepara un altare con delle foto e con il cibo che piaceva al defunto. Durante la notte, il morto mangerà quel cibo ed in strada si festeggia con costumi tradizionali. Si preparano dolci come il “Pan de Muerto” (pane con lo zucchero che rappresenta il corpo del morto) oppure la “Calaveritas de azucar” (teschi fatti di zucchero). Tutto è accompagnato dal “Cempasuchil”, un fiore arancione che simboleggia l’allegria.

Un’altra festa molto importante per noi si celebra durante la giornata dell’Indipendenza. Il 16 settembre si fa una cena con piatti tipici e a mezzanotte arriva il momento di gridare: “Viva Mexico!”».

Giuseppe Forino*

(studente del Vivaio di Ottopagine il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola lavoro)