di Andrea Fantucchio
(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video-reportage di Ottopagine) «Viviamo con l'ombrello in casa. Per l'infiltrazioni d'acqua sul soffitto. Se viene una scossa di terremoto, siete sicuri che questi casermoni reggano?». La denuncia di una cittadina di via Nicolodi ad Avellino. Ci accompagnano Carmine Losco, Antonio Comella, per tutti il "Principino", e Maria Napolitano.
Quartiere nato dopo il terremoto del 1980 per ospitare gli sfollati del che durante il sisma hanno perso l'abitazione.
Una signora racconta «Prima abitavo a Corso Umberto I. Quel maledetto ventitré novembre del 1980 la mia vita fu distrutta per sempre. La casa crollò. E noi fummo trasferiti qui. Doveva essere una soluzione temporanea. Durare dieci anni. Oggi ne sono passati più di trenta».
Le voci che raccogliamo raccontano la stessa triste quotidianità .Segnata dalla mancanza delle piccole cose. Non si fa da tempo lo stralcio dell'erba né si raccolgono i rifiuti.
«Noi paghiamo le tasse – urla una signora fermata in auto – come tutti. Ma guardate come ci trattano. Riprendete: si sono scordati di noi».
Parole confermate dalle immagini: erba alta e incolta, buste di immondizia ovunque, e poi quei palazzoni pieni di crepe. Muffa verde sotto i balconi.
Lo sfogo di una ragazza che non vuole farsi riprendere in volto: «Ho provato a rivolgermi al Comune. All'interno degli edifici c'è anche l'amianto. E pur volendo pagare di tasca nostra, è impossibile rimuoverlo. Dicono che protocollano e protocollano e non si fa mai niente. Aspetto da mesi. Con l'amianto capite? Ci sono i nostri bimbi».
Area di città abbandonata. Per molti doveva essere un alloggio temporaneo. E, invece, è divenuta la quotidianità. Ricorderete nel 2006 la frana che dall'autostrada arrivò proprio a Via Nicolodi. Una colata di fango che ha costretto otto famiglie a evacuare. Due anni fa finalmente il Comune è intervenuto (seppur tardivamente) risolvendo il problema delle strade. Che hanno continuato ad allargarsi. Ma per il resto, questa era ed è una terra di nessuno.
Un quartiere che richiede da un lato interventi di ordinaria amministrazione, dall'altro una riqualificazione edilizia sostanziale. Avere quei casermoni, ridotti così, è una vergogna. Senza attenuanti.
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