Ragazzi sparano per punire: davvero è colpa di Gomorra?

Da Contrada a Napoli a Melito, casi simili e molti chiamano in causa la serie Tv. Senza motivo...

ragazzi sparano per punire davvero e colpa di gomorra

L'omicidio di Serino, quello di via de Conciliis. E la fascinazione di Matrix e il Padrino. E quelle pistole impugnate male, solo per imitare i film

di Luciano Trapanese

E' sempre colpa di Gomorra. Quasi un ritornello. I casi di violenza giovanile, spesso gratuita, si stanno moltiplicando in questi giorni. Da Napoli a Contrada a Melito. E una delle cause viene addebitata quasi sempre alla nota serie di Sky. Semplicistico? Forse.

Lo stesso De Magistris accredita questa tesi: «Da quando è andata in onda la terza stagione sono aumentate le stese». Ma bisogna ricordare che le stese c'erano anche prima e che lo sceneggiato le ha solo rappresentate.

Non si può però negare la suggestione che Gomorra può suscitare in qualcuno. Soprattutto ragazzi. Soprattutto quelli già inclini alla violenza e alla legge del branco.

A Contrada le affinità tra la serie e il ferimento di un ragazzo – centrato da un colpo di pistola -, sono testimoniate da messaggi telefonici e dall'atteggiamento che avrebbe avuto il presunto aggressore dopo l'episodio. Quel vantarsi – così dicono le cronache – del gesto di violenza, della legge del più forte che lui, il più forte appunto, avrebbe fatto rispettare. Su Contrada c'è un altro dettaglio inquietante, tutto da verificare: il giovane avrebbe tentato di sparare alla testa il 19enne. Tentativo fallito solo perché la pistola si è inceppata. Una ricostruzione che, se fosse confermata, getterebbe davvero una luce inquietante su un episodio già inquietante di suo. Il motivo della lite? Forse lo sapete. La vittima avrebbe avuto una relazione con la sorella dell'aggressore. Una relazione che sarebbe stata allacciata senza prima “chiedere il permesso” all'indagato (per ora risponde di lesioni personali).

E' la presunta motivazione che puzza di Gomorra. Quel “chiedere il permesso”, quell'affermare la supremazia su persone e territori. Anche da ragazzi, anche senza avere nessuno spessore criminale. Ma avendo magari un branco a protezione, proprio come le baby gang dello sceneggiato. La legge selvaggia. La reputazione. Il ruolo di duro che non ha paura di uccidere o essere ucciso.

Non è la prima volta che accade, purtroppo. C'è un caso che sembrerebbe simile, ma molto più grave (per le conseguenze). E che non potrebbe essere stato influenzato da Gomorra: il libro di Saviano non era neppure nella testa del suo autore.

Notte di Natale, Serino. Venti anni fa. Due19enni litigano per una ragazza contesa, una 15enne del paese. Raffaele vuole invitarla a fare un giro in auto. Lei dice no. Lui insiste. Interviene Franco: i due si insultano. Franco chiama il fratello, che ha 26 anni: vieni, c'è uno che deve essere picchiato. Raffaele batte in ritirata, va a prendere la pistola del padre, un emigrante tornato da poco dalla Svizzera. Ritorna davanti alla chiesa di San Sossio, dove erano radunati i giovani. Nel sacro edificio si stava svolgendo la messa di Natale. C'è una nuova discussione. Raffaele spara. Uccide Franco e ferisce gravemente il fratello maggiore. Ai magistrati dirà: ho ucciso per amore. Due anni dopo suo padre sarà ammazzato nel cortile di casa, sempre a Serino. Era un commerciante, senza nemici. Non è mai stato scoperto il suo assassino.

C'è una ragazza, due giovani e una pistola. Ma manca il branco, manca quel “devi chiedere il permesso”. Una lite per gelosia, sfociata in un delitto. E' una storia diversa.

Più simile, solo per restare ad Avellino, l'omicidio di Mauro Cioffi. Era il settembre del 2006 e le risse in via de Conciliis, una costante. Il ragazzo venne ucciso da un altro giovane, circondato dal suo branco. Gomorra non c'era. La baby gang sì. Quelle ci sono sempre state.

Le stesse che qualche giorno fa hanno quasi ucciso Arturo, in via Foria, a Napoli. Il 17enne ha ricevuto decine di coltellate da una banda di ragazzini. Senza un perché. Un atto di forza, di presunto “coraggio”. Una dimostrazione di violenza gratuita che cementa il branco. Una storia che nasce nello stesso humus di Gomorra, ma è difficile dire che sia stata la serie a ispirarla. La baby gang – come detto – non sono certo nate con la serie tv. Così come i pestaggi senza un motivo.

Come quello accaduto a Chiaiano, poche ore fa. C'è sempre un ragazzino, un 15enne. E una banda di giovanissimi. Lo hanno pestato a sangue: ora è in sala di rianimazione nell'ospedale di Giugliano. Ha perso la milza. Motivo dell'aggressione: nessuno. Violenza gratuita.

Aggressioni vecchie e nuove, ragazzini protagonisti. Citare Gomorra come causa ci sembra un alibi. Certo, la serie potrebbe aver condizionato atteggiamenti, pose e parole. Ma non generato la violenza. Quella ha un'altra origine. E ci sembra banale doverlo ribadire.

Del resto anche la criminalità organizzata è stata spesso “condizionata”, in modo scenografico, dai film o dalle serie tv. Qualche esempio.

Quando venne arrestato uno dei figli di Paolo Di Lauro, il boss di Secondigliano (che ha ispirato, manco a dirlo la saga di Gomorra), era vestito proprio come il protagonista di Matrix: cappotto lungo in pelle nera e taglio di capelli del tutto simile a quello di Keanu Reeves (protagonista del famoso film di fantascienza). Ma non solo. In tante pellicole hollywoodiane (la prima “Fratelli” di Abel Ferrara), molti killer hanno iniziato a sparare – faceva più scena – impugnando la pistola in orizzontale. Immediatamente imitati dai camorristi. Risultato: tanti attentati falliti perché in quel modo è difficile mirare in modo preciso.

Si può andare più indietro, fino al Padrino di Coppola. Prima di quel film nessun mafioso si sognava di esprimersi come don Vito Corleone (Marlon Brando), in tante scene memorabili (e descritte in precedenza nel romanzo dall'autore di origini irpine Mario Puzo). Subito dopo, da Buscetta in poi, tentarono in molti di imitarlo. Con alterni successi.

Ma la mafia già c'era, e anche i boss. Una serie, un film, un libro, possono fornire un modello da interpretare, ma non sono e non generano la violenza. Su questo ci sono pochi dubbi. Eppure per molti è ancora comodo dire: è colpa di Gomorra. Sarebbe troppo semplice... E' solo un alibi, appunto.