di Luciano Trapanese
La risposta alla cura contro la depressione è nel nostro Dna. Un passo avanti significativo nella cura di un male molto comune e che ha spesso conseguenze gravi e debilitanti.
La risposta è arrivata qualche giorno fa dal Psychiatric Genomics Consortium, in uno studio pubblicato da Natural Genetics.
Sono stati individuati 44 geni, tra i 20mila che compongono l'intero genoma umano, ritenuti responsabili del rischio depressione trasmesso da una generazione a un'altra.
Geni che in parte tutti noi abbiamo nel Dna, ma la possibilità di diventare depressi dipende in larga parte da quanti sono e dal loro impatto complessivo. La ricerca è solo agli inizi, ed è probabile che con il tempo possano anche essere individuati altri geni collegati all'insorgere della malattia.
Ma quindi, la depressione è solo una questione genetica, o dipende anche dallo stress, dalle situazioni ambientali e culturali?
Lo studio non risponde del tutto a questa domanda (che si rincorre da decenni in psichiatria). O meglio, per ora conferma che le cause possono essere connesse. Dopo proveremo a capire perché.
Una persona su quattro è a rischio depressione (25 per cento). Per i figli di genitori che hanno vissuto una esperienza di depressione il rischio aumenta (33 per cento).
Sembra scontata (genitori/figli) la conclusione che si tratti quindi di una questione genetica. Ma l'opposizione classica a questa affermazione è quasi ovvia: e se il figlio di una madre depressa ha vissuto – proprio per questo – nella sua infanzia in un ambiente non amorevole, freddo emotivamente e questa esperienza ha poi inciso sulla sua successiva predisposizione alla malattia?
Il che comporta la domanda delle domande – come sintetizza Edward Bullmore, sul Guardian -: «E' la natura o l'educazione, la genetica o l'ambiente, che spiegano il perché della depressione in alcuni nuclei familiari?».
La ricerca del Psychiatric Genomics Consortium risponde in parte a questo dilemma. Molti dei 40 geni a rischio per la depressione svolgono un ruolo importante anche nel funzionamento del nostro sistema immunitario. Gli studi hanno trovato una stretta correlazione tra le infiammazioni e la risposta del sistema immunitario: questa risposta può provocare la depressione. E' anche sempre più evidente che lo stress delle nostre esistenze sia una delle cause che contribuisce alle infiammazioni nel nostro corpo. E lo stress è ritenuto da decenni uno dei fattori determinanti per la depressione. L'elemento che lega entrambe le risposte rispetto alle cause del male di vivere è dunque l'infiammazione. L'anello che unisce la posizione genetica a quella ambientale.
E dunque: lo stress causa una infiammazione e una risposta del nostro organismo. Una risposta che provoca modifiche nella funzionamento del nostro cervello e quindi innesca i sintomi della depressione.
La ricerca genetica è importante anche per le conseguenze sul trattamento terapeutico (non ci sono novità da quasi venti anni). Sono necessarie altre cure. La nuova genetica può essere una risposta o – almeno – un punto di partenza per farmaci antidepressivi più mirati sia alla causa, sia ai meccanismi della depressione.
Secondo Istat ed Eurostat, gli italiani non sono i più depressi dell'Unione Europea. La media nei Paesi Ue è del 2,9 per cento per disturbi depressivi maggiori, e del 6,7 per quelli più lievi. In Italia invece è rispettivamente dell'1,8 e del 4,3.
L'età ha un ruolo determinante. Nella fascia 15/34 anni (1,9 per cento), in quella 35/74 il 6,5. Ma il dato si impenna begli over 65 (13,1) e ancor di più tra gli italiani con più di 75 anni (19,75).
Le donne soffrono più degli uomini di depressione, mentre a livello regionale i più alti indici si riscontrano in Umbria e Sardegna.
I livelli di istruzione incidono molto. Ne soffrono di più, e non di poco, le persone le persone meno istruite. Un differenza che diventa notevole soprattutto tra gli anziani. Analogo discorso per il reddito: i poveri sono più a rischio. Anche di depressione. E ritornano quindi in primo piano i fattori di stress...
