di Luciano Trapanese
C'è un'app che vi dirà perché il vostro neonato piange. Se ha sonno, fame, si sente male o fa solo capricci. Lo fa grazie all'intelligenza artificiale, ed è in grado di decriptare i singhiozzi del vostro pargolo. Con una precisione superiore al 90 per cento. Ma non solo, con la continua acquisizione dei dati, questa applicazione – Chatterbaby – sarà in grado, sostengono gli studiosi che l'hanno ideata, anche di fornire una diagnosi precoce per l'autismo.
L'applicazione è stata studiata da Ariana Anderson, neuropsicologa computazionale dell'Ucla. Era nata originariamente per aiutare i genitori sordi a capire le urla del bambino, per far sì che potessero agire in modo appropriato. Poi sono state valutate tutte le altre e importanti implicazioni.
Sono stati necessari cinque anni di ricerche e l'analisi del pianto di più di mille e 700 bambini. Quest'app, come altre della sua generazione, è continuamente in progress: più persone la utilizzano e meglio sarà in grado di capire perché il vostro bimbo piange. Magari fornendo anche indicazioni più precise. Se sta male, ad esempio, il singhiozzo dovuto ad un dolore alla pancia sarà diverso da quello provocato da un altro disturbo.
Come detto, l'applicazione è in progress. Per utilizzarla i genitori dovranno firmare un modulo di consenso alla ricerca. Gli utenti compileranno anche sondaggi per consentire di individuare con maggiore precisione bambini che mostrano divergenze nello sviluppo (e quindi anche casi di autismo).
I file audio dei bambini verranno archiviati nei server dati Ucla per alimentare ulteriori ricerche sulla correlazione tra la voce del bambino con lo sviluppo infantile.
Sul sito di Chatterbaby si legge: «Siamo interessati a scoprire se i modelli di vocalizzazione anormali nei bambini possano prevedere dei ritardi nello sviluppo neurologico, come nei casi di autismo. Per fare tutto questo abbiamo la necessità di analizzare migliaia di campioni di audio da altrettanti bambini».
«I semi della neurodiversità – si legge su Wired Usa – vengono seminati fin dai primi momenti in cui il cervello di un bambino inizia a svilupparsi». Ma occorrono anni per identificarli con la tradizionale ricerca medica.
Ma come funziona Chatterbaby? L'app (che è gratuita), analizza i cambi di frequenza e lo schema suono-silenzio, in modo da poter dire ai genitori: ecco perché il tuo piccolo piange. Chiaro che per ora l'applicazione ha un “vocabolario” piuttosto limitato, ma più persone lo usano e meglio sarà in grado di dire cosa sta accadendo al vostro bambino.
L'intelligenza artificiale in ambito medico sta facendo progressi da gigante. In alcuni ospedali americani si sta sperimentando da tempo un programma per oncologi (Watson for onclogy), che ha una capacità avanzata di analizzare i dati di un paziente e che aiuta il medico a definire il percorso di cura. Una sperimentazione che non riguarda solo l'oncologia, naturalmente.
Un altro programma Medical Sieve aiuta il medico a prendere decisioni nell'ambito della radiologia e della cardiologia. In un futuro ormai imminente i radiologi si occuperanno solo dei casi più complessi, quando è necessaria la supervisione umana, mentre quelli di routine saranno elaborati dall'intelligenza artificiale. Ci sono poi altri programmi che permettono di “visitare” e seguire l'evoluzione dei pazienti anche on line. Alcune esperienze hanno dato esiti molto positivi su centinaia di migliaia di pazienti (una start up inglese), accorciando e di molto i tempi di attesa e consentendo ai medici di monitorare costantemente, anche se a distanza, i pazienti.
Si stratta di Babylon Healt, che offre una applicazione per la sanità digitale utilizzando un mix di intelligenza artificiale, video e consultazioni via sms con medici e specialisti.
Forse l'Ia – come sostengono alcuni – non sostituirà mai del tutto l'intervento del medico. Ma potrebbe essere un supporto fondamentale per rendere molto più efficiente il sistema sanitario e ridurre al minimo la possibilità di errori. Un futuro che è dietro l'angolo.
