Trova un branco di cinghiali in giardino: si barrica in casa

Insegnante terrorizzata. Tanta paura in paese a Cesinali

Nell’ultimo censimento effettuato sono oltre 220 i Comuni campani dove sono stati rivelati danni da fauna selvatica, con effetti devastanti e destinati a crescere senza freno.

di Simonetta Ieppariello

Una brutta sorpresa quella che una signora si è trovata nel giardino di casa. Ben undici i cinghiali trovati da una donna a Cesinali. E non è la prima volta che le accade. Era giù successo a Petruro, qualche mese fa, quando una donna venne anche aggredita e salvata da suo marito. Uno dei tanti episodi accaduti in Irpinia, ma anche in altre zone della nostra regione. Gli enti annunciano da mesi interventi che sembrano non sortire effetti di sorta. I danni interessano anche i raccolti di tanti che, vedono distrutte piantagioni e campi. Seguendo la tradizione millenaria di chi coltiva potrebbe essere solo il lupo l'unico involontario alleato alla prolificazione incontrollata degli ungulati, che sembrano non temere l'uomo e si avvicinano sempre più spesso ai centri abitati nella verde Irpinia, ma anche nell'alto casertano, nel Sannio e nel Salernitano. Si sprecano i video sul social e anche le foto che l'immortalano a spasso su strade, nei paesi, davanti le abitazioni. Insomma, una vera e propria invasione che aumenta per numeri e danni, anno dopo anno.

L'allarme è stato lanciato da tempo. La Regione ha anche deliberato le linee guida per arginare gli ungulati. Ma i risultati non si vedono. 

C'è un rimedio possibile, e anche naturale: il lupo. I danni provocati dai cinghiali all'agricoltura superano i cento milioni in tutto il Paese. Ingenti anche in Campania. Quanti ne vengono abbattuti durante la caccia? Ci sono solo stime, niente di preciso, o anche di vagamente preciso.

C'è questo numero: un milione e mezzo. E gli avvistamenti che si ripetono sempre più spesso, anche nelle periferie di grandi città.

Tra le vaire tesi la proliferazione degli ungulati sarebbe da addebitare a una cattiva gestione della caccia. Altrimenti – questa è la loro tesi – per quale motivo la proliferazione avviene solo in Italia (danni compresi)?

Gli ungulati hanno anche trovato un habitat favorevole: le campagne incolte hanno favorito l'avanzare dei boschi. Sono ormai a ridosso delle città, che a loro volta hanno continuato a estendersi. Oltretutto i cinghiali hanno una straordinaria adattabilità a climi e territori. Oltre a essere onnivori. In poche parole: vivono bene ovunque, e si nutrono di tutto il commestibile. Oltre ad un sistema caccia in molti propongono un rimedio più naturale. Lo storico nemico del cinghiale: il lupo. La popolazione del predatore sembra essere in aumento in Italia. Insomma, agricoltori  e allevatori dovrebbero proteggere meglio i propri campi e allevamenti, consentendo alla natura di fare la sua parte.

A proposito di danni, ecco l'elenco dei comuni campani che sono stati loro malgrado interessati dall'invasione dei cinghiali. Sono suddivisi provincia per provincia. E come si può facilmente notare in Irpinia, Sannio e nel Salernitano la diffusione dei cinghiali è più consistente ed estesa.

Lo scorso sei giugno in Regione c’è stato un incontro ad hoc: l’audizione in Commissione regionale Agricoltura sul tema “Gestione faunistico-venatoria del cinghiale in Campania”. Per Coldiretti è intervenuto il direttore regionale Salvatore Loffreda. La presenza dei cinghiali è ormai un’emergenza drammatica su tutto il territorio regionale, causando danni agli agricoltori e rischi per l’incolumità dei cittadini. Nell’ultimo censimento effettuato sono oltre 220 i Comuni campani dove sono stati rivelati danni da fauna selvatica, con effetti devastanti e destinati a crescere senza freno.

“Ancora una volta – ha sottolineato il direttore Loffreda – abbiamo ascoltato dispute inutili, che non ci appassionano e che non risolvono i problemi. Il tempo è scaduto e chiediamo alla Regione di mettere in pratica il piano previsto, affrontando in sedi separate i conflitti di competenza e le querelle tra coloro che dovranno applicarlo. Si può agire velocemente e ridurre la pressione dei cinghiali sul territorio. Il Piano straordinario Emergenza Cinghiali in Campania 2016-2018 è stato approvato ormai da due anni dalla Regione. L’inquadratura territoriale e i fondi del programma di sviluppo rurale possono aiutarci a frenare un fenomeno insostenibile per le imprese agricole. Le aree più colpite sono ovviamente quelle appenniniche: l’Irpinia, il Sannio, l’Alto Casertano e l’entroterra Salernitano. Oltre ai danni reali alle colture, c’è il pericolo per la salute pubblica. Pericoli che si accentuano nelle aree dei Parchi, dove i vincoli naturalistici portano gli animali a stretto contatto con le comunità locali.

Coldiretti ha chiesto e continua a chiedere una filiera controllata e rintracciabile delle carni di cinghiale – ha concluso Loffreda – per garantire il rispetto delle regole e la salubrità di quanto finisce abbondantemente sulle tavole delle sagre e non solo. Tramite i nostri tecnici abbiamo presentato proposte concrete per risolvere il problema. Far partire finalmente anche nella nostra regione una filiera del cinghiale avrà due risultati positivi: la fine al commercio clandestino delle carni, danno e beffa per gli agricoltori, e un’opportunità di sviluppo per il territorio, offrendo un prodotto sano e sicuro per il consumo locale ma anche per i turisti che scelgono di scoprire la bellezza delle nostre aree verdi”.