di Luciano Trapanese
Un docufilm su un mistero lungo 25 anni. Il brutale omicidio del sovrintendente capo della polizia giudiziaria, Pasquale Campanello, massacrato sotto la sua abitazione di Torrette di Mercogliano con 14 colpi di pistola.
L'iniziativa è dell'associazione Libera, e partirà il prossimo sei luglio.
Una storia maledetta quella di Campanello. Un delitto senza colpevoli. Una esecuzione spietata, legata senza dubbio al lavoro della vittima: in servizio nel padiglione Venezia del carcere di Poggioreale, quello dove erano detenuti molti affiliati alla camorra.
Era l'otto febbraio del '93, alle diciotto. Un giorno senza pioggia, ma decisamente freddo. Campanello aveva finito il suo turno di lavoro. Era tornato a casa in bus. La fermata a poche decine di metri dalla sua abitazione. I killer erano già lì, in agguato. Quattro, tutti armati. Hanno lasciato entrare l'agente penitenziario nel cortile, poi hanno fatto fuoco. Quattordici volte. Quattro pallottole hanno centrato Campanello alla testa. Si sono subito dileguati. Le testimonianze non hanno aiutato gli investigatori. Quei quattro sono rimasti senza un nome. Non hanno mai pagato per quel delitto.
Arrivammo sul posto quasi subito. Avvisati – dopo tanti anni possiamo ammetterlo – dalle radiotrasmittenti sintonizzate sulle stesse frequenze di carabinieri e polizia. Pasquale Campanello aveva 32 anni. Il suo corpo era vicino a una siepe. Una piccola folla osservava sbigottita. C'era il capo della mobile, Vincenzo Raimo, i suoi uomini. Sul posto anche le pattuglie dei carabinieri. Dopo dieci minuti è arrivato il medico legale, il professor Paolo Picciocchi. Ha subito notato i colpi letali alla testa. Lo sentimmo dire agli investigatori: «Tre, forse quattro proiettili». Un lenzuolo bianco ha coperto il corpo. In quel momento abbiamo notato i familiari, disperati. Una scena straziante.
Gli investigatori non hanno mai avuto dubbi. La pista portava a Napoli, al carcere di Poggioreale. Campanello aveva la fama di agente integerrimo, intransigente. E quindi per nulla propenso a concedere vantaggi di qualsiasi tipo ai tanti boss reclusi nel penitenziario napoletano.
Anche i killer erano partiti dal capoluogo partenopeo. Professionisti, si disse. Avevano studiato tutto nei dettagli. L'arrivo dell'agente, il luogo dove colpire, le possibili via di fuga. Avevano agito in modo veloce e implacabile.
L'inchiesta è comunque finita in un vicolo cieco. Sono stati valutati i possibili mandanti, si è studiato nei dettagli la posizione dei reclusi, i possibili screzi con Pasquale Campanello. Ma è risultato impossibile ricostruire un legame tra gli eventuali mandanti e i sicari. In tutti questi anni – così come è invece accaduto per altri omicidi di camorra – non è spuntato nessun pentito. Zero.
Il docufilm, oltre a raccontare la vittima, cercherà anche di indagare sul mistero, sui nodi irrisolti, sulle piste rimaste inesplorate.
Qualche mese fa la presidente del Senato, Casellati, ha consegnato ad Antonietta, la vedova dell'agente penitenziario, una medaglia al valore. Poco prima la donna ha incontrato il presidente Mattarella, entrambi condividono lo stesso dolore, un caro ucciso senza pietà dalla malavita organizzata.
