Allarme smog, ingrossa il cuore. Più infarti e ictus

Le inquietanti conclusioni di uno studio. Che si aggiunge ad altri. Campania ad altissimo rischio

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Avellino, Caserta e Napoli tra le città più inquinate d'Italia, subito dopo quelle della pianura Padana.

 

 

di Luciano Trapanese

L'inquinamento atmosferico cambia la struttura del nostro cuore e provoca inevitabili e gravissimi scompensi cardiaci, aumentando i casi di infarto o ictus. Lo rivela uno studio della Queen Mary University di Londra, arricchendo con altri inquietanti dettagli il già ricco elenco dei danni provocati alla nostra salute dalle polveri sottili.

La questione ci tocca da molto vicino. Le città italiane sono tra le più inquinate del continente. E tra le italiane – subito dopo i centri urbani della pianura Padana -, almeno tre capoluoghi della nostra regione sono considerati ad altissimo rischio. Nell'ordine, Caserta, Avellino e Napoli.

Ma non solo, nel nostro Paese l'inquinamento urbano è da definirsi cronico. Oltre il 60 per cento della popolazione è stata esposta a concentrazioni di Pm10 al di sopra del limite giornaliero consentito dalla legge (50 microgrammi a metro cubo). La media europea si aggira intorno al 16 per cento. E proprio per questi motivi, secondo le ultime stime dell'Agenzia ambientale europea, l'Italia ha il triste primato delle morti legale al Pm2,5: quasi 60mila ogni anno.

Ma torniamo allo studio britannico. Gli studiosi sono partiti da una domanda: perché nelle zone dove l'inquinamento è più alto sono anche più diffuse le morti improvvise per infarto o ictus?

O meglio, quello che si sapeva fino a ieri era solo che questo accadeva. Ma non il motivo. Gli scienziati avrebbero risolto il mistero. L'esposizione al biossido di azoto e alle polveri sottili (Pm2,5 e Pm10), sono direttamente collegate a un aumento delle dimensioni di due delle camere del cuore, il ventricolo sinistro e quello destro.

Il team londinese ha utilizzato 4mila volontari, tutti di un'età compresa tra i 40 e i 69 anni. E tutti senza problemi cardiovascolari. In media i partecipanti sono stati esposti a concentrazioni di Pm2,5 di 8-12 microgrammi a metro cubo, vicine al limite raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità (e ben al di sotto dei picchi spesso raggiunti a Napoli, Avellino o Caserta).

E' stata riscontrata una variazione delle dimensioni del cuore, piccola ma importante. Una variazione paragonabile a quella provocata da altri e noti fattori di rischio cardiaco, come l'ipertensione.

«Anche se l'aumento delle dimensioni dei ventricoli del cuore è stato minimo, rappresenta comunque – hanno dichiarato gli studiosi - un segnale di allarme precoce, che può spiegare l'aumento del rischio di insufficienza cardiaca in individui esposti a livelli più elevati di inquinamento».

Hanno poi spiegato: «Sappiamo che nelle persone con insufficienza cardiaca o che stanno sviluppando insufficienza cardiaca, il cuore subirà cambiamenti, e uno dei cambiamenti è che diventano più grandi. Quando diventano più grandi, significa che il cuore è sotto stress, e l'unico modo per sopportare questa pressione e è di diventare ancora più grande. Se questo processo non viene curato o se non si inverte quel cambiamento, le conseguenze a lungo andare potrebbero essere letali o comunque gravissime».

Lo studio è particolarmente preoccupante anche perché ha dimostrato che l'inquinamento ha gravi effetti sulla salute anche a livelli che sono molto al di sotto dei limiti imposti dalla legge.

Ad Avellino suscitarono impressioni le dichiarazioni rilasciate dall'oncologo e genetista Antonio Giordano, direttore di un prestigioso istituto di ricerca sul cancro a Philadelphia, nel corso di un'udienza a carico dei sindaci Giuseppe Galasso e Paolo Foti, imputati per omissioni in atti d'ufficio, proprio a causa dell'inquinamento atmosferico. Lo scienziato rispondendo ai giudici disse: «Le polveri sottili posso causare leucemie e malattie polmonari. Ad Avellino gli sforamenti inquinanti, in più occasioni, erano oltre i limiti consentiti».

Ma non solo: «Col tempo il Dna – aggiunse - perde la capacità di riparare i danni, soprattutto quelli causati dall'inquinamento. Le conseguenze dell'esposizione alle polveri sottili si vedono anche dopo trent'anni. E cambiano da soggetto a soggetto: possono causare infiammazioni o, nei casi più gravi, tumori».

E infine, a una domanda dell'avvocato di parte civile, Giuseppe Liccardo, che voleva sapere se gli studi sulla pericolosità delle polveri sottili siano validi anche oggi, il professore rispose quasi laconico: «La situazione può essere solo peggiorata».

Sui problemi legati all'inquinamento atmosferico c'è di più. Un altro studio ha associato gli effetti delle polveri sottili con la scarsa qualità dello sperma, il che spiegherebbe – almeno in parte – il forte calo della fertilità maschile. Il team è stato guidato da ricercatori dell'università di Honk Kong, che ha studiato il liquido seminale di circa 6.500 uomini, trovando «una forte associazione» tra alti livelli di inquinamento da Pm10 e la «forma anormale dello sperma».

Il rapporto, pubblicato sulla rivista Occupational & Environmental Medicine afferma che seppure l'effetto sia «relativamente piccolo in termini clinici», potrebbe comunque provocare l'infertilità per un «numero significativo di coppie», anche per l'entità dell'inquinamento in tante città del mondo. Di fatto gli spermatozoi degli uomini si sono più che dimezzati negli ultimi 40 anni. Anche se le cause – in questo caso - non sono state ancora del tutto chiarite dagli studiosi.

Ma cosa si sta facendo in Campania (ma anche in Italia), per ridurre l'inquinamento atmosferico? Molto poco. Anzi, sarebbe meglio dire nulla. Fatta eccezione per le cosiddette «domeniche ecologiche», che in realtà servono solo ad evitare ai sindaci problemi giudiziari (come quelli nei quali sono incorsi Paolo Foti e Giuseppe Galasso).

Nell'ultimo rapporto di Legambiente sulla qualità dell'aria in Italia, vengono comunque sintetizzate le iniziative che in Europa stanno generando effetti positivi per contrastare la diffusione delle polveri sottili e del biossido di azoto.

«A Siviglia l'introduzione del bike sharing ha portato a una crescita di venti volte della popolazione che pedala. A Bilbao, gli interventi di rigenerazione urbana sono stati realizzati pensando esclusivamente a bus, tram e pedoni. L’Inghilterra ha investito un miliardo di sterline per la mobilità elettrica e deciso 27 zone a pedaggio nelle aree urbane di tutto il Regno Unito, con aumento di 10 sterline per i veicoli più inquinanti. La compagnia dei taxi di Londra, rilevata da una società cinese, ha già pianificato l'elettrificazione di tutti i taxi nei prossimi due anni. Un ulteriore passo avanti nella metropoli britannica è la costituzione delle healthy street, un intervento che incide sulla qualità dell’aria stimolando la mobilità attiva, creando strade in cui le persone sono invogliate ad andare in piedi e in bicicletta, la Scozia invece ha deciso di anticipare il divieto di vendita dei motori a combustione interna al 2023».

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